Biennale di Venezia 2017: non mi è piaciuta ma vi consiglio di vederla

Biennale Venezia | Padiglione Russia

BIENNALE DI VENEZIA 2017: PERCHE’ NON MI E’ PIACIUTA E PERCHE’ DOVETE VEDERLA

Vi sembrerà strano che scriva una recensione negativa della Biennale di Venezia 2017 e che vi consigli allo stesso tempo di andare a vederla.
Vi sembrerà ancora più strano che scriva una stroncatura per una mostra, cosa che non ho mai fatto ma per cui sapevo sarebbe arrivato il momento. Ed eccolo qui!
Dopo la Biennale del 2013 in cui si era dato spazio agli artisti e ai pensatori, la Biennale del 2015 è stata quella della frammentazione e di tutti i futuri possibili, mi aspettavo una Biennale di Venezia fatta di speranze e di artisti che sapessero descrivere il sogno di un mondo migliore in questa edizione curata da Christine Macel e che porta un titolo gioioso come VIVA ARTE VIVA.
Invece sono rimasta delusa!

Non ho mai scritto nel blog articoli che stroncano le mostre perché se una mostra non mi piace non perdo neppure il mio tempo per scriverci qualcosa.
Il fatto di non scrivere nulla equivale già ad un mio giudizio negativo 🙂
La Biennale di Venezia però è diversa, è l’evento dedicato all’arte contemporanea più importante del pianeta e anche quando mi lascia delusa, come quest’anno, ci penso per giorni e lascia sempre un segno su di me.

Michelangelo Pistoletto | Biennale Venezia

La Biennale di Venezia 2017 è, come ha dichiarato la curatrice, “una Biennale progettata con gli artisti, dagli artisti e per gli artisti, sulle forme che essi propongono, gli interrogativi che pongono, le pratiche che sviluppano e i modi di vivere che scelgono”.
Quando ho letto questa frase, che si trova all’inizio del percorso ai Giardini, ho pensato subito: “e il pubblico? non hanno pensato di fare una Biennale degli artisti che parlano al pubblico?”.
No, a noi comuni visitatori non ci hanno proprio pensato e quasi sicuramente per questo ho avuto la sensazione di non capirci un tubo sia ai Giardini che all’Arsenale (la mostra si svolge in queste due sedi come ho scritto nel post con le 5 cose da sapere sulla Biennale e vi consiglio di leggerlo prima di andarci per evitare gli errori più comuni di chi la visita per la prima volta).

Visitare la Biennale di Venezia 2017

Sono uscita dalla Biennale di Venezia 2017 esattamente come sono entrata.
Nessun pensiero sublime, nessuna ispirazione su cosa stia succedendo di interessante nel mondo dell’arte. Ero solo un poco incazzata e avevo una gran voglia di stendermi su un divano o su un qualsiasi ripiano che potesse collocarmi in posizione orizzontale, perché la Biennale è sempre una fatica, ma questa di più.
Perché la Biennale non è solo Giardini e Arsenale.
Tutta Venezia è invasa da eventi e mostre e mai ne ho visti tanti come quest’anno, anzi ho scritto anche un post per sapere dove acquistare i biglietti della Biennale e sapersi orientare.
Andare alla Biennale di Venezia 2017 equivale ad una settimana di palestra, sappiatelo!
Camminerete tanto, macinerete chilometri e dopo 3 giorni non sarete riusciti neppure a vedere tutto.

Perché ero incazzata?
Perché ho vagato tra opere che non si mettono in relazione con il pubblico (e con me), non ho trovato un racconto, una guida, nulla di nulla che mi facesse trovare la linea generale. Ma soprattutto non ho capito cosa stanno combinando gli artisti, a cosa pensano, su cosa lavorano e se questo ha a che fare con il mondo e con noi poveri visitatori.
Boh! Sarà che tra gli appuntamenti c’è la possibilità di pranzare con un artista e fargli tutte le domande del caso (leggi il programma completo degli eventi paralleli della Biennale 2017).
Sarà in quell’occasione che si scoprirà qualcosa!
L’impressione generale è che l’arte esista per se stessa e che gli artisti siano chiusi nei loro mondi visionari, ma che a noi che stiamo fuori non è dato capire.
E allora è proprio fuori dalla Biennale che ho trovato le cose più interessanti le opere più belle, gli artisti con le vite più affascinanti.
Sì, perché fuori dai confini della Biennale c’è una città che si è trasformata nella patria dell’arte contemporanea ed è lì che ho trovato l’arte VIVA.

La Biennale a Venezia

L’artista più interessante l’ho trovato nello spazio della One Contemporary Art, che si trova in un luogo quasi nascosto e vicino alla Chiesa del Redentore.
Ho scoperto Jack Jano, che fa entrare la sua vita nell’arte e l’arte è la sua vita.

Le vite più affascinati dedicate all’arte le ho trovate nell’Isola di San Giorgio, dove si ripercorre tutta la carriera di Michelangelo Pistoletto e di Alighierio Boetti attraverso le loro opere e dove c’è anche quel pezzo di vita che l’architetto Ettore Sottsass ha dedicato al materiale che per Venezia è un simbolo: il vetro.

Le opere più belle le ho viste lungo il Canal Grande nelle mani di Lorenzo Quinn che sembrano sostenere il Palazzo di Ca’Sagredo, ma anche nelle sculture di Damien Hirst davanti a Palazzo Grassi e Punta della Dogana, che sono preludio di una mostra spettacolare e che vi ho raccontato con entusiasmo (leggi il post Treasures from the Wreck of the Unbelievable per saperne di più sulla mostra di Damien Hirst a Venezia).
Infine, nel Padiglione del Guatemala dove sogno e poesia si fondono e dove la parte centrale è affidata ad un artista internazionale, in questo caso italiano, che si chiama Andrea Prandi.

Perchè andare a vedere la Biennale di Venezia 2017

Vi starete domandando a questo punto perché vi consiglio di andare a vedere la Biennale di Venezia 2017 se non mi è piaciuto quasi nulla.
I motivi sono 4.

  1. Viva Arte Viva ha in fondo un senso, e lo si capisce se si comprende pienamente cos’è la Biennale.
    La Biennale è un’istituzione che sopravvive da oltre un secolo per dare ogni due anni un suo sguardo sull’arte, che non è unico ma fatto di tanti aspetti e sfaccettature.
    Questa edizione è uno sguardo su un certo modo di essere artista, ma ce ne sono mille altri e gli eventi che sono fioriti al di fuori della Biennale lo dimostrano.
  2. Oggi gli artisti lavorano liberi da regole e, nella maggior parte dei casi, è difficile comprendere il loro percorso senza qualcuno che spieghi e faccia da mediatore.
    Ma magari a questa Biennale potreste vedere o soprattutto capire tutto quello che io non ho capito e allora dimenticate questo post e fregatevene della mia opinione.
  3. Non ci sono più i Principi e i Papi a sostenere il lavoro degli artisti ma nel XXI secolo sono i grandi brand ad avere un ruolo importante nel mondo dell’arte.
    Alla Biennale di Venezia 2017 sono presenti sia il brand Swatch che Illy con le opere e i progetti di tanti artisti che questi brand sostengono.
    Anche solo per questo vale la pena andare in Biennale quest’anno, per vedere come l’arte entra entra oggi nelle nostre vite.
  4. Girare la città alla ricerca delle mostre e degli eventi collaterali non è mai stato così divertente come quest’anno e mai come in questa occasione Venezia è veramente la patria dell’arte contemporanea e si conferma una città sospesa eternamente tra passato, presente e futuro, che riesce a tenersi in equilibrio con la stessa leggerezza con cui da centinaia di anni rimane sospesa tra terra e acqua.
Biennale Venezia | Swatch

Il Padiglione di Swatch alla Biennale di Venezia

Biennale Venezia | Illy caffè

Illy alla Biennale di Venezia, Magazzini del Sale

LEGGI ANCHE:  Eventi a Venezia, tutte le mostre in programma.

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2 pensieri su “Biennale di Venezia 2017: non mi è piaciuta ma vi consiglio di vederla

    • Grazie Anna, la Biennale va vista perché ogni volta è diversa. E così deve essere affinché resti viva.
      Quest’anno c’è troppa la curatrice, i Padiglioni nazionali e gli artisti sono troppo autoreferenziali.
      L’idea di partenza non è neppure malvagia, ma è stata sviluppata da tutti in modo caotico.
      Per me la più bella Biennale di sempre resta quella di 4 anni fa, curata da Massimiliano Gioni.

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