Cosa vedere al MoMA: 5 artisti italiani

COSA VEDERE AL MOMA: 5 ARTISTI ITALIANI IN COLLEZIONE

Cosa vedere al MoMA ? Questo è un bel dilemma per chi entra per la prima volta in questo museo e vorrebbe già sapere quali sono le opere imperdibili.
In questo post Alice Traforti ci propone un percorso tutto dedicato all’arte italiana contemporanea presente al MoMA.
Ecco i suoi consigli su cosa vedere al MoMA 🙂

Dopo aver letto il post di Caterina sui 5 capolavori assoluti da vedere al MoMA ( leggi il post MoMA opere d’arte: 5 opere da vedere), mi sono detta: “ma non si parla mai dell’arte italiana contemporanea?”

Così ho scandagliato l’archivio fotografico, disponibile sul sito del museo americano, alla
caccia di 5 artisti italiani che hanno rivoluzionato in qualche modo il concetto di opera
d’arte nel secolo scorso.

Arte contemporanea al MoMA: 5 artisti italiani in collezione

Ammetto che ho fatto fatica a scegliere fra i tantissimi presenti in collezione e, per chi se lo sta chiedendo: no, non è una classifica. Come potrei?
Ci sono tantissimi altri italiani, anche fra gli artisti ad oggi viventi.

Se desiderate conoscere altri Maestri della seconda metà del ‘900 attraverso le opere
custodite nei musei, battete un colpo che ve li raccontiamo un po’.

5 ARTISTI ITALIANI AL MOMA: UN PERCORSO TRA I MAESTRI DEL SECONDO DOPOGUERRA

Gli artisti sono presentati così come li ho selezionati tra più di 500 italiani, in un mix di
casualità (non erano in ordine alfabetico), di competenza e di affinità.
Rimando al catalogo online per un maggiore approfondimento: ne resterete sorpresi!
LINK: http://www.moma.org

1 – Lucio Fontana (19 febbraio 1899 – 07 settembre 1968)
Nato in Argentina da genitori italiani, fu scultore, pittore e teorico fondatore dello
Spazialismo.

Lucio Fontana | Concetto spaziale

Lucio Fontana, Concetto spaziale: Aspettative, 1960 – taglio su tela,
100,3×80,3cm – courtesy MoMA, New York – dono di Philip Johnson
© Fondazione Lucio Fontana

Squarciando la tela, Fontana permise allo spazio tridimensionale di penetrare in una
superficie altrimenti piatta.
Le sue prime perforazioni spaziali risalgono al 1949, fin da subito definite “concetti
spaziali”.
Contro le accuse di violenza e iconoclastia, Lucio Fontana rispose “Ho costruito, non
distrutto”.

2 – Piero Manzoni (13 luglio 1933 – 06 febbraio 1963)
Meroni Manzoni di Chiosca e Poggiolo, meglio conosciuto come Piero Manzoni, fu pittore
e scultore non convenzionale, nonché artista concettuale dotato di un approccio ironico al panorama artistico e culturale del secondo dopoguerra italiano.

Piero Manzoni | Achrome

Piero Manzoni, Achrome, 1962 – lana di vetro e velluto su tavola,
81,3×64,8×26,4cm – courtesy MoMA, New York – lascito Nina and Gordon Bunshaft, lascito Mrs. John
Hay Whitney, e Fondo Donald B. Marron
© 2018 Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma

La serie degli Achromes inizia nel 1957.
Si tratta di opere prive di colore che condensano tutta l’attenzione sulla materia fisica di cui sono composte, sulle superfici non convenzionali che egli definisce come “carne viva” dell’opera.

3 – Gianni Colombo (01 gennaio 1937 – 03 febbraio 1993)
Scultore e architetto, membro del gruppo T di Milano e di quella che è stata l’arte cinetica e programmata, che Lea Vergine individua come “l’ultima avanguardia”.
La sua indagine si concentra sulla percezione dello spazio ambientale e architettonico, utilizzando nuovi materiali e supporti meccanici anche a motore.

Gianni Colombo | Strutturazione pulsante

Gianni Colombo, Strutturazione pulsante, 1959 – polistirolo, legno, motore,
92,5×92,5×23,5cm – courtesy MoMA, New York – dono dell’azienda Olivetti (Italia)
© 2018 Archivio Gianni Colombo, Milano

Le Strutturazioni pulsanti sono superfici che presentano suddivisioni omogenee, composte da blocchi uniformi che vengono pervasi da movimenti ritmici ad animazione
elettromeccanica.
La componente tecnologica entra a pieno titolo nell’opera d’arte.

4 – Alighiero Boetti (16 dicembre 1940 – 24 febbraio 1994)
Alighiero Fabrizio Boetti, detto Alighiero e Boetti, annoverato fra gli esponenti dell’Arte
Povera, fu tra i primi a distaccarsene per approdare al linguaggio dell’Arte Concettuale in un’esplorazione dello stesso attraverso il segno e la tecnica degli arazzi.

Alighiero Boetti | Mappa

Alighiero Boetti, Mappa, 1989 – ricamo su tela, 117,5×227,7×5,1cm – courtesy MoMA, New York – Fondo Scott Burton
© 2018 Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma

La serie “Mappa” degli anni ’70 è realizzata in collaborazione con artigiani in Pakistan e
Afghanistan.
La funzione di una mappa è quella di definire confini fisici e politici del globo terrestre.
Questa mappa, invece, sottolinea che nulla è definitivo: alcuni paesi raffigurati oggi non
esistono più, mentre alcuni di quelli mancanti o non esistevano ancora, o non erano
riconosciuti dal regime talebano vigente in Afghanistan.

5 – Alberto Burri (12 marzo 1915 – 13 febbraio 1995)
Alberto Burri è considerato una figura chiave nell’arte post-bellica e in movimenti artistici quali Neo-Dada, Nouveau Réalisme e Arte Povera, senza dimenticare gli interventi sul territorio che sfociano nella Land Art.

LEGGI ANCHE – DADA: nascita del Dadaismo

Alberto Burri | Plastica nera

Alberto Burri, Plastica nera, 1963 – plastica e combustione su tela,
205,1×199,1cm – courtesy MoMA, New York – Dono di Marie-Josée e Henry R. Kravis
© 2018 Fondazione Burri, Città di Castello (Perugia)

In una delle sue rare dichiarazioni, Burri affermò che le sue opere non necessitavano
dell’ausilio delle sue parole o di quelle della critica, in quanto dotate di un equilibrio formale che i materiali poveri e industriali erano sorprendentemente in grado di dare.

LEGGI ANCHE: Arte contemporanea, cosa ne pensate?

Come sempre, buona arte!
Alice

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