Mercato dell’arte: la novità di Feral Horses

feral horses | art market

MERCATO DELL’ARTE: LA NOVITA’ DI FERAL HORSES

Internet e le nuove tecnologie hanno completamente rivoluzionato il mercato dell’arte e il mondo dei collezionisti.
Ma come stanno realmente le cose quando si parla e quali sono le soluzioni per un appassionato che vuole provare a investire in arte.
Ho fatto qualche domanda a Francesco Bellanca, CEO di Feral Horses, la nuova piattaforma italo-francese di trading online che sta per rivoluzionare quello che oggi è il mondo degli investimenti in arte.

  • Come funziona il mercato dell’arte?

Francesco Bellanca: Il mercato dell’arte si divide in mercato primario e mercato secondario.
Il primo termine si riferisce alle transazioni in cui gli artisti sono i venditori e che quindi si riferiscono a quando un’opera d’arte viene venduta per la prima volta.
Il mercato secondario fa riferimento a tutte le altre transazioni dopo la prima vendita, ovvero a tutti i successivi passaggi di proprietà.

MERCATO DELL’ARTE: COME E PERCHE’ INVESTIRE IN ARTE E COSA OFFRE FERAL HORSES

Image source: profilo Facebook @feralhorses

  • Perché un collezionista dovrebbe investire in arte utilizzando una piattaforma di trading online?

F. B.:Ecco, partendo da questi due sotto-mercati andiamo a vedere quali sono le soluzioni per un appassionato che vuole provare a investire in arte, cercando soluzioni digitali.

Mercato primario

La fetta più grossa di questo mercato se la aggiudicano ovviamente le gallerie online, gli art advisors, seguiti da soluzioni che possono essere definite “marketplace” quali Artfinder, Artspace e simili.
Per le realtà online il valore delle opere medio è normalmente più basso rispetto alle soluzioni offline, ma rimangono ancora soluzioni che trovano veramente poco spazio all’interno della discussione “investimento in arte”. Normalmente, chi compra su quelle piattaforme lo fa per il piacere di avere l’opera in casa, senza stare troppo a pensare al possibile ROI dei soldi appena spesi.

Parlare però di entry price a 5-10.000 euro può essere fuorviante, ed il motivo è relativamente semplice. In un mercato con una volatilità così elevata, come quello dell’arte, pensare di investire su un solo artista vuol dire, per usare un eufemismo, essere molto molto coraggiosi.
Su mercati così volatili normalmente l’esercizio che si prova a fare è quello di una diversificazione del proprio portafoglio. Diventa quindi evidente che l’entry price non può essere considerato il valore di una singola opera, dobbiamo probabilmente concentrarci sul valore di una collezione, seppur piccola, che può quindi poi essere considerata come un piccolo portafoglio.
Una collezione di almeno otto-dieci pezzi porta quindi la nostra barriera di ingresso a numeri più vicini ai 150.000 euro.

LEGGI ANCHE: Come diventare un piccolo collezionista.

Francesco Bellanca, CEO di Feral Horses.

Mercato secondario

Il mercato secondario è un mercato ben più complesso e difficile da descrivere. Possiamo però identificare le case d’asta, i fondi e servizi finanziari affini come le soluzioni più in voga online.
Storicamente questa parte del mercato è quella che ha meno interesse ad aprirsi a piccoli investimenti, con prezzi che partono da almeno 100.000 euro per i fondi di investimenti in arte e cifre ben più alte per iniziare a giocare con le case d’asta.

Esistono però startup che nel mondo dell’arte provano a combattere il problema dell’elevato investimento minimo. Arthena e noi, a Feral Horses, siamo due esempi che stanno provando a muovere il mercato verso una maggiore trasparenza e un investimento minimo più basso.
Arthena può essere definita come un fondo di investimento in arte che dà la possibilità di investire partendo da solo 10.000 euro. Vediamo quindi un abbassamento significativo del prezzo di ingresso al mercato, con una soluzione che, però, dà poca libertà d’azione agli investitori, replicando in pratica quello che è il modello dei fondi di investimento.

A Feral Horses, invece, abbiamo un approccio diverso da quello di Arthena. Feral Horses si pone come mercato.
All’interno della piattaforma si può infatti trovare sia il mercato primario che quello secondario.
La grossa differenza è che invece di acquistare l’opera intera o quote di un fondo, la nostra proposta è quella di aumentare vertiginosamente la granularità del mercato, dando la possibilità agli utenti di comprare direttamente quote delle opere. Nel mercato dell’arte primario si possono acquistare quote dagli artisti ad un prezzo fisso, mentre il mercato secondario diventa a tutti gli effetti una piattaforma di trading, dove gli utenti possono vendere e comprare quote.

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Image source: profilo Facebook @feralhorses

Come e perchè investire in arte

  • Cos’è allora Feral Horses e quali vantaggi offre al mondo dell’arte, di artisti e collezionisti?

F. B.: Feral Horses è una piattaforma di investimento e trading in arte dove gli utenti possono comprare quote di un’opera d’arte, invece di comprarla interamente. Gli utenti, quindi, possono acquistare una percentuale della proprietà dell’opera (con un minimo allo 0.1%).
La piattaforma si divide esattamente in mercato primario e mercato secondario.

Nel mercato primario gli utenti della piattaforma possono comprare quote delle opere d’arte direttamente dagli artisti.
Le quote hanno un prezzo fisso, deciso dagli artisti, ed esiste un minimo di quote (threshold) che devono essere vendute per validare la vendita. Se alla fine del periodo di vendita – 45 giorni – non è stato venduto il numero minimo di quote, la vendita non va a buon fine e gli utenti vengono rimborsati dei loro investimenti.
Se la vendita viene validata, l’opera viene spostata nel mercato secondario.
Da quel momento in poi, chiunque abbia comprato delle quote può decidere di metterle in vendita al prezzo che ritiene più opportuno.
Le offerte di vendita diventano appunto visibili sul mercato secondario e tutti gli utenti hanno la possibilità di accettare e comprare le quote che vengono messe in vendita, innescando così uno spazio di trading delle quote.
In tutto questo processo digitale, le opere d’arte “fisiche” vengono gestite da Feral Horses, che le propone per l’affitto ad aziende e privati, generando profitto. Il profitto viene poi diviso proporzionalmente tra gli azionisti delle opere.

Per quanto riguarda gli artisti, quello che offriamo ha dei vantaggi significativi: in primis le nostre commissioni sulla vendita sono molto competitive sul mercato dell’arte.
Prendendo solo il 20% siamo una delle realtà con commissioni più basse sul mercato.
Inoltre, diamo la possibilità agli artisti di decidere che percentuale mettere in vendita nel mercato primario, così da poter poi rivendere in futuro parte delle loro opere vecchie, dettaglio assolutamente infattibile nel mercato attuale.

Ultimo, ma non per importanza, il discorso dell’affitto.
L’affitto non è solo un mezzo per creare profitto per gli azionisti: è la maniera con cui proviamo a far conoscere le opere degli artisti in giro per l’europa, ad un numero sempre maggiore di persone.

Il team di Feral Horses.

  • Feral Horses è agli inizi. Quali sono gli obiettivi che volete raggiungere con questo progetto?

F. B.: Di obiettivi ne esistono molti ma, possiamo provare a parlare principalmente di due obiettivi a medio termine.
Il primo ed il più importante è legato alla parte di data analysis del nostro lavoro.
Il mercato dell’arte è un mercato ancora povero di dati ma noi crediamo fermamente che il futuro di questo mercato andrà nella direzione dei dati. Per questo, stiamo già investendo e continueremo a farlo in quella direzione, per poter essere una delle startup che trascineranno il mercato, da come è oggi a come sarà tra venti anni.

La seconda ambizione, invece, è legata alla realtà offline: vogliamo aprire uno spazio fisico dove le opere che non sono affittate possano essere esposte, così da dare l’opportunità agli utenti della piattaforma di vedere le opere dal vivo ogni volta che vogliano.
Ci stiamo anche già muovendo per poter lavorare nella direzione della VR, ma su quello ancora non mi sbilancio troppo.

  • Su quale artista consiglia di investire in questo momento?

F. B.: Su questa domanda non posso che glissare: non siamo tenuti a fare gli art advisors, ne è il nostro obiettivo.
Quello che posso dire è che, tutti gli artisti che abbiamo selezionato e che continueremo a selezionare e rendere acquistabili all’interno della nostra piattaforma, hanno ed avranno un grosso punto in comune: la comprensione della contemporaneità.

Si parla sempre di arte contemporanea facendo uno sporco lavoro di inflazione sul termine, che perde poi di potere.
Ecco, quello che posso suggerire è di provare sempre di più ad investire in artisti che hanno la sensibilità necessaria per comprendere la loro contemporaneità, e di conseguenza anche la nostra.
Senza questo tipo di sensibilità, tutto diventa più difficile.

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