Op art: moda e arte

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OP ART: QUANDO L’ARTE SI E’ FUSA CON LA MODA

Io sono tra quelle persone che credono che la moda sia fenomeno sociale, che racconta i momenti storici, descrive le idee ed esprime il periodo in cui viviamo.
Negli anni ’60 del Novecento è accaduto che, mentre la Pop art influenzava la società e la circolazione delle idee, l’Op art contaminava la moda.
Se parliamo però di Pop art pensiamo subito ad Andy Warhol, invece se sentiamo la parola Op art le idee non sono propio chiare, anche se in realtà tutti hanno visto o addirittura indossato un abito o un accessorio ispirato a questa corrente artistica.

L’Optical art, detta anche Op art, si sviluppa velocemente nella seconda metà del ‘900 e uno dei suoi principali esponenti è Bridget Riley, la prima donna a vincere il Premio Internazionale per la pittura alla XXXIV Biennale di Venezia nel 1968.

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L’Op art  ha come principale campo di ricerca l’illusione ottica e l’impressione plastica del movimento, attraverso il quale gioca con chi osserva l’opera d’arte.
Gli anni Sessanta erano anni particolari.
I giovani di tutto il mondo si interrogavano sul futuro ed erano alla ricerca di una visione alternativa della vita e l’Op art aderisce perfettamente alla continua ricerca di qualcosa di nuovo.

Non era la prima volta che la moda si faceva ispirare dall’arte, altri stilisti avevano un filo diretto con l’arte quando immaginavano le loro creazione, come Cristobal Balenciaga ad esempio.
Tuttavia il gioco di accostare forme e colori per creare una sensazione di movimento tridimensionale affascinò così tanto la moda da creare una reazione a catena e virale in tutto il mondo.
Fu così che stilisti come Ossie Clark a Londra e Yves Saint Laurent a Parigi hanno conquistato un posto nella storia della moda ispirandosi alla Op Art.

Occorre abilità sartoriale per riuscire a riportare questi effetti psichedelici su un capo d’abbigliamento.
Arrivano allora le bluse geometriche di Mary Quant e i vestiti bon ton a quadri e bolli di Valentino. E poi c’è lei, Twiggy, la modella di riferimento di quel periodo, il cui corpo filiforme era perfetto per quei cerchi che diventano quadrati e quadrati che sembrano cerchi, geometrie ad incastro, righe che si inseguivano senza sosta ad ogni passo.

E’ la moda degli anni ’60, ma in realtà non ha mai abbandonato le passerelle e quindi quando vi trovate a scegliere tra abiti dalle stampe geometriche pensate anche al fatto che il vostro acquisto potrebbe essere anche una scelta artistica.
Sono certa che nel vostro armadio c’è almeno un capo Op art, ora avete un motivo in più per indossarlo 😉

LEGGI ANCHE: Roberto Capucci: il design che diventa moda.

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