ABITARE UNO SPAZIO: le opere di Edoardo Tresoldi e Gonzalo Borondo

GONZALO BORONDO | NON PLUS ULTRA

© PH. GIORGIO BENNI | GONZALO BORONDO, NON PLUS ULTRA, MACRO ASILO, ROMA

ABITARE UNO SPAZIO: LE REINVENZIONI DEL PAESAGGIO DI EDOARDO TRESOLDI E GONZALO BORONDO

Cosa significa abitare uno spazio e che rapporto c’è tra l’arte e lo spazio che occupa un’opera?
In questo post, scritto da Ilaria Ferretti, trovi le opere e le riflessioni che suggeriscono due artisti come Edoardo Tresoldi e Gonzalo Borondo.

Abitare uno spazio: le reinvenzioni del paesaggio di Edoardo Tresoldi e Gonzalo Borondo

EDOARDO TRESOLDI | colonne


EDOARDO TRESOLDI, OPERA © ROBERTO CONTE ( DA HTTPS://ARTSLIFE.COM/2020/09/18/ LIEVI-E-AEREE-COLONNE-IMMAGINI-DELLA-NUOVA-INSTALLAZIONE-DI-EDOARDO-TRESOLDI- IN-CALABRIA/)

ABITARE UNO SPAZIO – Edoardo Tresoldi e Gonzalo Borondo

Perché nel 2020 siamo sempre ossessionati dal tempo e mai dallo spazio?
In una epoca come la nostra dove tutte le informazioni di cui necessitiamo le abbiamo in formato tascabile, è difficile dirsi persi e smarriti.
Persino in una città come New York è difficile che una persona non abbia con sé un cellulare, o (seppur in casi rarissimi) una mappa.
Parigi non è più quella di Baudelaire caratterizzata dai cunicoli sotterrai, il flâneur non esiste più. Ed è qui che si inseriscono gli intenti e e le reinvenzioni del paesaggio di Edoardo Tresoldi e Gonzalo Borondo.
Due artisti complessi e completi, che grazie alle loro opere dialogano con il luogo e suggeriscono al fruitore una nuovo modo di vedere ma sopratutto di abitare uno spazio.

1.1 Edoardo Tresoldi: il paesaggio ha una anima

Avete mai immaginato che un luogo possa avere una sua anima?

Edoardo Tresoldi, giovane artista cresciuto nell’hinterland milanese crea immagini evocative, sculture dalla materia assente.
Tra i suoi lavori più recenti pensiamo alle colonne di fili metallici presentante nel lungomare calabro oppure all’imponente installazione di Villa Borghese.
Questi sono solo gli ultimi segni di un poetica sviluppatasi nel tempo con il fine ultimo di smaterializzare il materiale, decomprimere il senso tangibile e dare spazio all’immaginazione.

Semplicità, curiosità e allo stesso tempo un fascino per l’incertezza si mescolano in Tresoldi che ha dato avvio alla sua carriera di artista solo nel 2013.
Infatti Tresoldi fino a quel momento è stato scenografo nel mondo dello spettacolo, carriera che però è facile riscontrare nella teatralità delle strutture filiformi e metalliche di cui si serve per le sue creazioni.

Tresoldi inaugura un nuovo modo di fare arte costituito da una lunga serie di opere che nascono dalla ricerca del genus loci, dalla volontà di affermare che la “materia assente” di cui fa uso altro non è che la rappresentazione di una proiezione mentale
Tuttavia le sue installazioni non vogliono “negare” il territorio, anzi comprendono lo spazio e il contesto dove vengono collocate, lo studiano e dialogano con esso.
“Fare mente locale” è quello che La Cecla descrive nell’omonimo testo come il bisogno di attuare una conversazione ininterrotta tra noi e i luoghi. “Pensarci nello spazio”.
Ed è la stessa operazione che Tresoldi fa in chiave artistica e visionaria: lui si pensa nello spazio che crea.

Le installazioni realizzate altro non sono che il risultato del suo modo di percepire uno spazio. Ancora una volta basta riflettere su quanto il tempo sia di carattere soggettivo: se ci annoiamo sembra che le lancette non scorrano mai, se ci divertiamo crediamo che i minuti siano passati troppo velocemente.
Ma se anche i luoghi, le colline, le abbazie, gli ospedali, il mare fossero materie di interpretazione “soggettiva”?

Il sito ufficiale di Edoardo Tresoldi – https://www.edoardotresoldi.com

1.2 Gonzalo Borondo: immagini oltre la logica

Gonzalo Borondo è un pittore, artista, performer di origini spagnole e ha realizzato opere d’arte in tutto il mondo da Delhi a Brescia, da Marsiglia a Berlino.
Fonte di ispirazione secondo alcune interviste per lo stesso Tresoldi, Borondo è interessato al dialogo fra il luogo e l’io pensante, alla costruzione di spazi fruibili e percorribili.

Lo spettatore non è mai passivo e partecipa all’opera e per certi versi la rende tale.
Tra i lavori più evocativi mai realizzate dall’artista spagnolo è impossibile non citare NON PLUS ULTRA, presso l’ex dogana di Roma, che si pone come una riflessione sul limite, sul desiderio di andare oltre la logica e si incontra con la voglia inarrestabile di mettersi alla prova e di sfidare se stessi.
Ma questo lavoro unico nel suo genere non vuole solo “farsi ammirare” desidera farsi “percorrere”. Il fruitore attraverso le varie installazioni proposte riesce a definire un percorso, un cammino dentro di sé e fuori.
Un gioco di perdizione voluto da Gonzalo ma anche dal bisogno dell’uomo di varcare la soglia del conosciuto e della logica, segno di una ubris tutta contemporanea, caratterizzata non più dal desiderio di volersi scontrare con gli Dei, ma con sé stessi.

I limiti spaziali imposti dall’opera d’arte di Borondo sono delle “opere aperte”, che spalancano le proprie porte a mille interpretazioni.

Ancora “Sacrilege” realizzata con il Festival Musiques Interdits è una performance corale definita come una azione culturale mirata a riabilitare importanti opre musicali come Sodome et Gomorrhe (1963) di Karl Hartmann bandite in passato dai tabù religione e della cultura.
In questo lavoro a più voci, a più mani Borondo da scenografo e art director è riuscito ad orchestrare uno spettacolo unico nel suo genere di denuncia sociale e culturale.

Il sito ufficiale di Gonzalo Borondo – https://gonzaloborondo.com

Questo post è stato scrittoda Ilaria Ferretti
Instragram – @frankiscoming 
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