All’ovile di Giovanni Segantini: un capolavoro da scoprire

Giovanni Segantini | All'ovile

Giovanni Segantini, All’ovile, 1892

ALL’OVILE DI GIOVANNI SEGANTINI: UN CAPOLAVORO DA SCOPRIRE

Il dipinto All’ovile di Giovanni Segantini è uno dei capolavori del Divisionismo italiano e della pittura europea di fine Ottocento.
Si tratta di un dipinto in cui l’artista, per dare alla luce una valenza simbolica, ha adoperato sia la tecnica divisionista che l’aggiunta dell’oro nelle striature delle pennellate.

All’ovile è uno dei tre dipinti incentrati sugli effetti della luce artificiale in una stalla e di fatto, essendo l’ultimo, conclude questa ricerca.

All’ovile di Giovanni Segantini

Giovanni Segantini | Ritorno all'ovile

Giovanni Segantini, Ritorno all’ovile, 1888

All’ovile di Giovanni Segnatini fa parte di un ciclo di tre dipinti dedicati agli effetti della luce di lanterna in un ambiente chiuso e buio che ripropongono, con un linguaggio moderno e sperimentale, la tradizione luminista del Seicento, quella che si vede nelle opere di Caravaggio per intendersi, ma che si osserva anche nella pittura fiammingache Segantini ben conosceva.

ALL’OVILE E IL CICLO DI TRE DIPINTI

La prima delle opere che fanno parte di questo ciclo è anche la più monumentale: “Le due madri. Studio di lanterna” del 1889, che si trova alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Milano.
La seconda è “All’arcolaio”, del 1891, ed è conservata dal 1898 in Australia presso la National Gallery di Adelaide.
La terza è “All’ovile”, del 1892, in cui l’effetto magico della luce che avvolge la scena è più riuscito perché dona al dipinto una dimensione più intimista.

Segantini era affascinato dalla luce che una lanterna riproduceva in un interno e associava a questo elemento una valenza simbolica, tanto da riprodurla in moltissime opere.

ALL’OVILE DI SEGANTINI E LA TECNICA DIVISIONISTA

Per quanto riguarda la tecnica divisionista, in All’ovile di Giovanni Segantini la luce è realizzata utilizzando trattini di colori puri giustapposti, inoltre l’artista ha usato l’oro in polvere e in particelle incorporate all’impasto fresco. Stratagemma che gli ha permesso di accentuare le vibrazioni della luce.

Come sempre colpisce la sua capacità di Segantini di trovare la vera essenza delle cose e la loro fisicità: dal vello delle pecore al tessuto del vestito della donna, al suo volto e al legno della mangiatoia e della culla.

LE ALTRE OPERE DI SEGANTINI INTITOLATE “RITORNO ALL’OVILE”

Se la luce della lanterna all’interno della stalla è simbolo di calore, sicurezza e tregua, anche se solo temporanea, dalle fatiche della vita del pastore, Ritorno all’ovile del 1888 raffigura invece un esterno dominato dalla luce fredda e ostile di un crepuscolo autunnale. L’atmosfera di mestizia e rassegnazione, accentuata dalla figura curva della pastora stanca di ritorno dal lavoro, è mitigata dall’ingresso della stalla fortemente illuminato, promessa di ricovero e riposo.

Nel disegno più tardo Ritorno all’ovile del 1891-1892, lo stesso motivo è rappresentato in una forma simbolicamente accentuata.

Quando Segantini dipinse “All’ovile” si era già traferito in Svizzera da qualche anno con la famiglia.
Nell’agosto 1886, infatti, il pittore si stabilì con a Savognin, un villaggio di contadini di montagna nell’Oberhalbstein (cantone dei Grigioni), dopo un lungo viaggio esplorativo.
Fu soprattutto il paesaggio montano con la sua luce intensa che affascinò Segantini e lo indusse a riprodurre la bellezza della natura nell’arte, a cercare un nuovo linguaggio pittorico che, con il passare del tempo, arricchì di un contenuto simbolico.

La natura in cui si era immerso, le sperimentazioni continue e uno spirito libero dalle convenzioni accademiche, portarono Segnatini alla creazione di paesaggi alpini come visioni allegoriche di rara luminosità, che ebbero grande successo tra i collezionisti e i critici d’arte dell’epoca.

Dopo otto anni di soggiorno a Savognin, Giovanni Segantini si trasferì in Engadina con la sua famiglia. Nel 1894 prese in affitto lo Chalet Kuoni a Maloja ma nel 1899, all’età di 41 anni, l’artista morì improvvisamente di peritonite mentre si trovava sul monte Schafberg sopra Pontresina, mentre stava lavorando al quadro centrale del suo “Trittico della natura”.

Giovanni Segantini | All'Arcolaio

Giovanni Segantini, All’Arcolaio, 1891-1893 circa

LA MOSTRA DEDICATA ALL’OVILE DI GIOVANNI SEGANTINI

All’ovile fa la sua prima apparizione in Svizzera, al Museo Segantini di St. Moritz, dopo un lungo periodo di assenza dalle scene.
L’occasione è una mostra dossier che, nel raffronto con la documentazione fotografica, testimone delle indagini scientifiche condotte dai due studiosi italiani Davide Bussolari e Stefano Volpin, permette di scoprirne la lenta genesi, dalla tela bianca alla risultanza finale.

GIOVANNI SEGANTINI. ALL’OVILE.
Genesi di un capolavoro
20 maggio – 20 ottobre 2022
St. Moritz (Svizzera), Museo Segantini

All’ovile è uno dei capolavori di Segantini, del Divisionismo italiano e della pittura europea di fine Ottocento.
Il dipinto vanta un ricco curriculum espositivo: dalla Grafton Gallery di Londra, nel 1893, alla retrospettiva nella Sala 3 della XV Biennale di Venezia del 1926; poi, la mostra organizzata da Antonio Maraini nel 1935 al Musée du Jeu de Paume di Parigi; infine la XXVI Biennale di Venezia del 1952 e la Sala titolata al Divisionismo italiano.
Da allora, all’ovile di Giovanni Segantini era sparito dai palcoscenici espositivi, sino a quando fu esposto al Castello Visconteo Sforzesco di Novara nel 2019, per la mostra “Divisionismo. La rivoluzione della luce”.

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *