Il Settecento – Jean-Honoré Fragonard

IL SETTECENTO
In questo post, realizzato in collaborazione con St-ART, si parla di Jean-Honoré Fragonard (1732 – 1806) “The Bolt/Il chiavistello” (1777 – 1779), Oil on canvas, cm 71 x 92, Musée du Louvre, Paris.

Tra le opera più interessanti del Secolo dei Lumi, “Il chiavistello”, per la sua originalità e formale e iconografica, non ha ancora terminato di suscitare le più diverse interpretazioni.
È del 1777 il disegno di Fragonard in cui compare per la prima volta l’idea complessiva che domina il dipinto ed è verosimilmente negli anni successivi che il maestro, reduce dal suo secondo soggiorno italiano, realizza per il Marchese de Véri questo quadro, pregno di un erotismo passionale tanto evidente quanto inconsueto – starei per dire blasfemo – se si considera che il suo pendant era la straordinaria “Adorazione dei pastori”, anch’essa conservata al Louvre.
Se si osserva “Il chiavistello”, infatti, si noterà fin da subito una netta bipartizione: a destra, una coppia di amanti, un bellissimo giovane in punta di piedi, quasi danzante, intento a serrare con una mano il catenaccio della porta della stanza da letto, mentre stringe con l’altra una ragazza dai movimenti liquidi e fluidi, avvinti in un’unica massa dalla potenza e la dinamicità di un turbine; a sinistra, uno spazio vuoto, occupato da un enorme letto, al di sopra del quale pende un drappo scarlatto di innegabile teatralità caravaggesca, un gran affastellarsi di lenzuola e cuscini, assenza totale di figure.
Eppure è proprio questo apparente vuoto a rivelarsi determinante per la comprensione del capolavoro: il materasso, infatti, complice l’identicità con la veste della donna del tessuto di che è ricoperto, assume connotati antropomorfi, al punto di piegarsi fino ad acquistare la sorprendente forma di una gamba femminile, aperta nell’atto di offrire il proprio sesso al maschio, evocando, senza rappresentarlo, con una finezza capace di non scadere neanche minimamente nella volgarità, quanto di lì a poco si può facilmente intuire avverrà.
Non può che lasciare sconcertati, dunque, per riprendere il discorso dal quale ero partito, l’accostamento di una tematica così spiccatamente fisica e carnale a un soggetto religioso e i tentativi di fornire un’adeguata, ancorché incompleta spiegazione da parte della critica non sono mancati: Arasse parla di un omaggio all’amore in tutte le sue accezioni, sia materiali che spirituali; altri ancora hanno creduto di potervi ravvisare un messaggio moralizzante, che emergerebbe decifrato solo dal confronto tra i due dipinti.
La donna de “Il chiavistello” sarebbe una delle tante figlie peccatrici di Eva, come parrebbe indicare la presenza del suo tradizionale attributo, la mela (leggasi malum come male), in bella mostra sul tavolino di fronte al letto, in netta antitesi con la Donna della “Adorazione”, la Vergine madre del Salvatore.
Fragonard, in questo dialogo sacro profano per immagini, sembra palesare un personale ripensamento complessivo che coinvolge la sua tecnica negli anni della maturità: il suo sguardo, non immemore dello studio dell’arte italiana, si avvicina viepiù ad una propria rielaborazione della grande tradizione olandese secentesca, ne mutua alcuni accostamenti cromatici, è affascinato dai suoi effetti luministici.
Cionondimeno il risultato è quanto di più lontano ci si potesse attendere al di là di ogni ragionevole dubbio, perché Fragonard è un grande artista e come ogni grande artista non emula, ma crea qualcosa di sostanzialmente originale: e con “Il chiavistello” qualcosa del Rococò sembra essersi spento per sempre, mentre si riconosce una certa velata ricerca di politezza nelle superfici che potrebbe costituire una delle prime anticipazioni dell’estetica neoclassica.

(Daniele)

Fragonard  2

 
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