Il Seicento – la cupola della Chiesa di Sant’Ignazio

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Andrea Pozzo (1642 – 1709), “Illusionistic perspective dome/Finta cupola dipinta”, 1685 – 1694. Chiesa di Sant’Ignazio in Campo Marzio, Roma.

In collaborazione con la pagina di St-ART oggi dedico il post di approfondimento sul Seicento ad una Chiesa di Roma, che non sempre si colloca nell’itinerario classico del turista ma che va visitata per capire cosa sia realmente il Barocco.

Si tratta della Chiesa di Sant’Ignazio in Campo Marzio a Roma dove si possono ammirare gli affreschi di Andrea Pozzo, dove l’illusione prospettica, figurativa e architettonica tocca il suo apice e lasciano a senza fiato.

Chiesa Sant'Ignazio Roma 2

Chiesa di Sant’Ignazio a Roma – Apoteosi di Ignazio.

La chiesa fu costruita nel 1626 e fu dedicata a Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù (canonizzato nel 1622).

Andrea Pozzo, che era membro della Compagnia di Gesù ma anche un architetto, pittore e teorico della prospettiva, venne chiamato per completare la decorazione della Chiesa nel 1685.
Egli era considerato fra i massimi esponenti del barocco per la sua capacità di creare effetti ottici in grado di “sfondare” lo spazio e di creare l’illusione che una parete o un soffitto si potessero proiettare oltre la parete.
Le composizioni di Andrea Pozzo sono estremamente complesse e la sua opera più affascinante è data sicuramente dagli affreschi della Chiesa di Sant’Ignazio dove sua è la decorazione con la “Gloria di Sant’Ignazio” e dove realizza una finta cupola, dipingendola su una tela di ben 17 metri di diametro.

Posizionandosi in un preciso punto della navata, contrassegnato a terra da un disco dorato, può sembrare di essere rapiti dall’illusionistica architettura, la quale sembra sollevarsi da terra in modo arioso e leggero.
Si tratta di un vero capolavoro dell’estetica barocca, che dilata il campo visivo e che l’artista riproporrà nella chiesa dei Gesuiti di Vienna all’inizio del ‘700, influenzando per anni il tardo-barocco d’Oltralpe.

Si è discusso a lungo sul significato di quest’opera.
In effetti quasi tutte le chiese gesuitiche presentano una cupola vera, ma a Roma sembra non si potesse realizzare per ragioni economiche mai confermate oppure da opposizioni più o meno altolocate.
In ogni caso l’assenza della cupola è stata abilmente sfruttata per suscitare quella “maraviglia” che è una delle finalità più ricercate di buona parte del Barocco.
Tuttavia non mancano altre spiegazioni, legate al contesto culturale nel quale l’opera nacque e si sviluppò.
La pseudo-cupola è dipinta in modo da sembrare perfettamente reale se osservata da una data visuale e altrettanto fasulla se guardata da un altro punto di vista.
Questa duplicità di vedute è stata da alcuni critici interpretata come la trasposizione in arte del principio gesuita secondo il quale la verità deve essere ricercata attraverso la soluzione logicamente più semplice.
In questo senso la finta cupola di Sant’Ignazio acquista un valore iconografico prezioso, perché contribuisce ad esaltare l’ordine religioso più significativo della Controriforma.
 
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