Il Quattrocento: Masaccio

Negli ultimi post ho scritto molto di Giotto, sia perché la mostra da poco inaugurata a Milano mi ha entusiasmata (QUI trovi la recensione), sia perché credo sia necessario riscoprire le opere di un artista che ha saputo essere un vero anticipatore dei tempi.
Giotto, però, prepara il terreno ad un periodo di grandi trasformazioni culturali in europa e di grandi capolavori: il Rinascimento.

Ma con chi la pittura imbocca quel sentiero nuovo che genera i capolavori rinascimentali?
Vi faccio un solo nome: Masaccio.

 

Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai called Masaccio (1401 – 1428) “The Expulsion from the Garden of Eden/Cacciata dei Progenitori dall’Eden” (1424-1425), Fresco, 214 x 88 cm, Cappella Brancacci, Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze.

Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai called Masaccio (1401 – 1428) “The Expulsion from the Garden of Eden / Cacciata dei Progenitori dall’Eden” (1424-1425), Fresco, 214 x 88 cm, Cappella Brancacci, Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze.

L’era rinascimentale mette l’uomo al centro di tutto e si sente l’esigenza di rappresentare la natura per quello che è.
L’artista, da Giotto in poi, farà un lungo percorso che lo vede impegnato a dominare le forme per realizzare composizioni armoniose e più aderenti alla realtà.
Ai primi del Quattrocento, arriva Masaccio sulla scena artistica e il Rinascimento può finalmente iniziare.

Con Masaccio (1401-1428) l’uomo diventa reale, ha sentimenti e passioni terrene, un corpo vero e realizzato secondo i modelli antichi e lo studio dal vero.
Masaccio visse solo 27 anni, pochissimi, ma ebbe il tempo di cambiare tutto.
Le sue opere più belle, secondo me, si trovano nella Cappella Brancacci (Chiesa del Carmine, Firenze) dove realizzò le “Storie di San Pietro”  su commissione del mercante fiorentino Felice Brancacci.
Non riuscì a completare l’opera (terminata da Filippo Lippi) ma è chiara la volontà di celebrare l’uomo e la sua fisicità fragile.

L’affresco della “Cacciata dei progenitori dal Paradiso terrestre” con Adamo ed Eva disperati per ciò che hanno commesso  e che tentano di coprirsi dalla vergogna, mentre l’angelo li accompagna verso il loro destino è una scena che non s’era mai vista nel Medioevo.
I corpi sembrano derivare da modelli classici e anche il paesaggio partecipa dei sentimenti degli uomini e si fa verosimigliante.

Questo affresco si trova di fronte all’affresco del “Peccato originale” di Masolino e guardandoli sembra di vedere l’era gotica che consegna il testimone all’era rinascimentale.
Sono stati realizzati nello stesso periodo, ma queste due opere sono completamente diverse e si fondano su visioni del mondo opposte.
Nell’opera di Masolino i corpi sono bellissimi e la rappresentazione è impeccabile, ma non c’è espressione nei volti ed i due protagonisti non comunicano tra loro.
Masaccio, invece, plasma le forme e la natura per donare alla rappresentazione un sentimento drammatico e tragico.
I protagonisti della storia e lo sfondo sono un tutt’uno e contribuiscono a trasmettere a noi, gli spettatori, un significato che va al di là del racconto.
La scena, non solo viene narrata, ma si carica di significati che trasformano lo spettatore e lo rendono partecipe delle emozioni ammirate.

le opere di Masolino e Masaccio a confronto.

Propongo, come già ha fatto St-ART, un estratto dal commento del noto affresco della “Cacciata dei Progenitori dall’Eden” di Masaccio realizzato da Bernard Berenson in uno dei capitoli de “I pittori italiani del Rinascimento”.

«Giotto rinato, che ripiglia il lavoro al punto dove la morte lo fermò; che immediatamente fa suo quanto era stato trovato durante la sua assenza; che approfitta delle nuove condizioni e delle nuove richieste: – immaginate questo miracolo, e capirete Masaccio. […]
Tutto quello che questi personaggi [quelli della Cappella Brancacci] fanno, solo per il fatto che sono essi che lo fanno, è impressionante e importante; ogni loro movimento, ogni gesto può cambiare il mondo. […]
Come Giotto un secolo prima, ed egli stesso il Giotto d’un mondo artisticamente più propizio, Masaccio, in quanto artista, fu un grande maestro del significativo; in quanto pittore, fu dotato al massimo grado del senso dei valori tattili e della capacità di concretarli. Nella sua carriera di pochi anni, dette alla pittura fiorentina l’impulso ch’essa seguì fino all’ultimo.» (Bernard Berenson)

LINK Vai alla pagina di St-ART dedicata a quest’opera – clicca QUI.

 

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2 pensieri su “Il Quattrocento: Masaccio

  1. bellissimo ed interessantissimo articolo. Avevo sempre rivisto nei quadri e negli affreschi successivi i visi e le espressioni di Masaccio, in particolare la testa di Pietro è indiscutibilmente presa a modello da tutti gli artisti del rinascimento. Si si può affermare ad alta voce che Masaccio è il fondatore del rinascimento.

    • Grazie Riccardo 🙂
      Hai ragione Masaccio da inizio ad una vera rivoluzione, ma già l’arte di Giotto aveva fatto intravedere la grande rivoluzione che stava arrivando.
      I sentimenti e le emozioni stavano per entrare nell’arte!

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