Konstantinos Kavafis – Anna Comnena

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29x18xbandiera 0inglese.jpg.pagespeed.ic.B4zuCIsWey Konstantinos Kavafis – “Il dio abbandonava Antonio” 

PENSIERI E PAROLE … TRA STORIA E MITO in collaborazione con St-ART
Ultimo appuntamento con il ciclo dedicato a Konstantinos Kavafis, il più grande poeta greco dell’età moderna.

Zecca di Costantinopoli “Hyperperon with the effigy of Alexius I Comnenus/Hyperperon con l'effige di Alessio I Comneno” (1081 – 1118) golden coin

Zecca di Costantinopoli “Hyperperon with the effigy of Alexius I Comnenus/Hyperperon con l’effige di Alessio I Comneno” (1081 – 1118) golden coin

Non è possibile, a conclusione di questo ciclo dedicato alla “storiografia poetica” di Konstantinos Kavafis, non fare un cenno a uno dei ritratti più interessanti di personaggio bizantino da lui delineati, quello di Anna Comnena, figlia prediletta dell’Imperatore Alessio I.
Sono diversi i protagonisti della storia costantinopolitana dei quali Kavafis tratteggia a grandi linee i contorni, tuttavia il ‘tableau’ di Anna Comnena risulta forse il più riuscito: indubbiamente ciò si deve al fascino che spira direttamente da questa figura di donna altamente istruita, allevata fin da giovanissima nella venerazione per le lettere, le scienze naturali e la filosofia, ma dotata al contempo di un temperamento indomito che l’avrebbe spinta fino ad architettare una congiura di palazzo nel vano tentativo di privare dei diritti ereditari il fratello Giovanni in favore del marito Niceforo Briennio.
Kavafis sembra coglierla nel momento della sua più profonda decadenza, quando, privata dei privilegi derivanti dal suo lignaggio, costretta a prendere forzatamente i voti, si trova in monastero abbandonata a se stessa: pare quasi di vederla intenta allo scrittoio, nell’atto di comporre il proemio della sua “Alessiade”, l’opera in cui essa narra la biografia del padre con la lucidità eccezionale propria di un intellettuale di immenso spessore critico, in una forma classicamente tersa e pulita, alle volte quasi “di maniera”, tanta è la sua conoscenza della letteratura greca attica del periodo aureo, da Senofonte a Tucidide, da Platone a Sofocle.
Eppure, dietro a quel velo impreziosito di citazioni dotte si erge un colosso, uno spirito virile (com’essa stessa ebbe a dire di sé medesima) intrappolato in un corpo di donna: proprio così il genio di Kavafis ha saputo mirabilmente tracciarne il profilo, in un insieme inscindibile di fierezza, destrezza politica e altissimo livello culturale.

(Daniele)

Nel prologo alla sua Alessiade
la sua vedovanza lamenta Anna Comnena.

Stordita è la sua anima. “E con fiumi
di lacrime”, ci dice, “ho bagnato
i miei occhi…Ahimè per le onde” della sua vita,
“Ahimè per le rivolte”. Dolore la arde
“per le ossa e il midollo e la congiunzione dell’anima”.

Ma a quanto pare la verità è che questa donna ambiziosa
conobbe soltanto una grande delusione;
aveva solo un desiderio profondo
(anche se lei non lo ammette) questa altera donna greca,
che non riuscì mai, nonostante tutta la sua destrezza,
ad ottenere la regalità; poiché questa le fu strappata
dalle mani dall’insolente Giovanni.

K. KAVAFIS, “Anna Comnena”


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