Il Quattrocento – Leonardo e la dama con l’ermellino

Portrait of Cecilia Gallerani (Lady with the Ermine), about 1488

Il QUATTROCENTO
Con questo post, realizzato in collaborazione con St-ART, scopriamo uno dei capolavori di Leonardo da Vinci.

Leonardo da Vinci (1452 – 1519) “Lady with an Ermine (Portrait of Cecilia Gallerani)/Dama con l’ermellino (Ritratto di Cecilia Gallerani)” (1489 – 1490), Oil on wood panel, cm 54.4 x 40.3, Muzeum Książąt Czartoryskich, Kraków

 

Portrait of Cecilia Gallerani (Lady with the Ermine), about 1488

È alla corte di Ludovico il Moro che Leonardo realizza quello che Federico Zeri considerava il suo ritratto migliore, la celeberrima “Dama con l’ermellino”. Cecilia Gallerani, la bellissima favorita del duca milanese, si staglia sul campo di un uniforme sfondo nero, così lontano dagli splendidi sfondi geologici, dominati dal fenomeno atmosferico dell’“aria grossa”, cui Leonardo ci ha abituati fin dall’ “Annunciazione” degli Uffizi e che troveranno una delle espressioni più compiute nel mirabile paesaggio della “Gioconda”.
Mutuandola dai busti-ritratto scolpiti dal maestro Andrea del Verrocchio (in particolare dalla cosiddetta “Dama col mazzolino” del Bargello), Leonardo traduce in pittura la fortunata soluzione formale del ritratto tagliato all’altezza delle braccia, soluzione che egli sembra ormai aver già fatto propria e assimilato in maniera pienamente matura.
Immortalata in una posa di tre quarti, la giovane donna si mostra in una foggia inconsuetamente semplice per un ritratto rinascimentale, la quale, oltre ad adattarsi perfettamente al rango sociale di una famiglia non appartenente alla nobiltà quali furono i Gallerani, ne esalta, al contempo, l’avvenenza tanto decantata dai contemporanei: quasi disadorna, abbigliata soltanto di un unico gioiello (la collana a doppio giro in pietre dure), l’acconciatura semplice e raffinatissima fissata da un nastrino scuro, la veste poco appariscente fornita di sbuffi colorati, Cecilia sembra offrirsi con continenza e discrezione all’osservatore, emergendo dalla tavola come un delicato bassorilievo nei deliziosi lineamenti e in quella mano ossuta e indimenticabile che sfiora, senza blandirlo, il candido ermellino.

Sul significato – evidentemente simbolico – dell’animale la critica si è a lungo interrogata: allegoria della moderazione secondo i bestiari, il suo bianco mantello potrebbe alludere alla purezza morale di Cecilia o ancora a quella dell’amore tra questa e Ludovico (al quale ella darà addirittura un figlio, peraltro mai riconosciuto), ma non è da escludere che, dietro alla sua presenza, si celi un omaggio cortigianesco al duca, il quale nel 1488 era divenuto membro del cavalleresco Ordine dell’Ermellino, o che, ancora, in una sorta di dotto rompicapo particolarmente congeniale in un contesto coltissimo come quello della corte sforzesca, il mustelide voglia sottintendere il termine greco galê (donnola, faina e quindi anche ermellino), che, per assonanza, sembra ricordare il nome della stirpe di Cecilia, quella dei Gallerani appunto.
Quest’ultima interpretazione, a mio modestissimo avviso, pare essere quella preferibile, come risulta da un confronto con il “Ritratto di Ginevra Benci” di Washington, ormai pacificamente riconosciuto come opera di Leonardo, dove si registra un sottile, muto dialogo tra l’onomastica dell’effigiata (Ginevra) e gli elementi naturali che popolano il paesaggio (nella fattispecie le fronde degli arbusti di ginepro): ancora una volta, come si vede, un gioco divertito e quasi eziologico, che non può lasciare dubbi, a mio parere, sulla corretta lettura da attribuire all’ermellino nel dipinto di Cracovia.

(Daniele)

Portrait of Cecilia Gallerani (Lady with the Ermine), about 1488

Portrait of Cecilia Gallerani (Lady with the Ermine), about 1488

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