Vocazione di San Matteo di Caravaggio

Caravaggio

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571 – 1610) “The calling of Saint Matthew/Vocazione di San Matteo” (1599 – 1600), Oil on canvas, cm 322 x 340, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma.

IL SEICENTO: Vocazione di San Matteo di Caravaggio

Quando mi reco a Roma non posso fare a meno di trovare almeno 5 minuti per recarmi presso la Chiesa di San Luigi dei Francesi, perché lì si trovano alcune delle opere più spettacolari del Seicento e che sono considerati i capolavori di Caravaggio.

Tra le opere più indagate del Caravaggio c’è sicuramente la “Vocazione di San Matteopresso la Cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. È il suo primo incarico per un luogo pubblico e realizza la suddetta tela affrontata dal Martirio di San Matteo allo scorcio del ‘500.

La “Vocazione di San Matteoè una tela di straordinaria maestria tecnica: l’uso illusorio della luce, che non solo squarcia il buio della tela, ma diventa elemento prospettico, inducendo lo sguardo a percorrere la verticale e diventando essa stessa fonte divina, concretizza in doppia valenza il significato e il significante.

La Roma che trova Caravaggio è in pieno rinnovamento post-tridentino e esulare la “Vocazione di San Matteo” da questo contesto ne svaluterebbe l’intenzione. Il Merisi, infatti, fa sì che la lettura evangelica diventi moderna, la contestualizza nel mondo del suo tempo (non a caso gli unici vestiti all’antica sono Cristo e il San Pietro), calandola in un contesto urbano del ‘600.

Se osserviamo l’indice del Cristo notiamo che ancora non indica nessuno di preciso, ma diventa la guida del nostro sguardo che deve andarsi a posare nel fondo della tela. I tre uomini, sono tutti e tre coinvolti nel computo delle monete: il ragazzo le conta, l’anziano vigila sul giovane e l’uomo maturo rientra nel nucleo grazie alla vicinanza dei due.
Quest’ultimo sembra essere l’unico che si accorge della presenza di Cristo e l’indice levato va ad accentuare il gesto del Redentore, ma proprio quel dito, per quanto sembri indicare qualcuno, è condotto con un gioco di chiaroscuri tali che rimane talmente vago da non indicare distintamente nessuno.
Forse si coglie proprio qui la straordinarietà dell’opera: Caravaggio non vuole identificare l’apostolo in un unico soggetto, ma in tre protagonisti che svolgono lo stesso mestiere (l’esattore), rappresentandoli, però, come le tre età dell’uomo e sovraccaricandolo così di un valore aggiunto.
Dal Vangelo sappiamo che Cristo incontra Matteo a Cafarnao, lui, l’uomo odiato dal popolo ebraico poiché esattore delle tasse per conto dell’impero romano, accusato dai sacerdoti come peccatore, poiché venera la moneta con l’effige dell’imperatore; ma a questo Caravaggio aggiunge altro: lo inserisce in una bettola buia e interpretato come ‘le tre età dell’uomo’ non pone limite al tempo e allo spazio.

Questa è forse l’opera più altamente lirica e carica di una fede che sembra coinvolgere lo stesso pittore. In effetti, così raffigurata, sembra dire che quando Cristo chiama qualunque cosa si faccia o pensi, che sia presto o tardi non conta, è la luce divina che chiama e alla quale si deve rispondere.
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Il post è stato scritto in collaborazione con St-ART. Vai alla pagina di St-ART dedicata a quest’opera – clicca QUI.
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Frans Hals 3

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