Il Cinquecento – Raffaello Sanzio

IL CINQUECENTO.
In collaborazione con St-ART.

Raffaello Sanzio (1483 – 1520), “Triumph of Galatea”/”Trionfo di Galatea” (entro il 1514 affresco, cm 750×570). Villa di Agostino Chigi (“La Farnesina”), Roma.

Mentre si trovava impegnato alla decorazione delle Stanze della Segnatura e di Eliodoro nei Palazzi Vaticani, Raffaello ottiene dal ricco banchiere senese Agostino Chigi l’incarico di affrescare alcuni ambienti della sua splendida villa in riva al Tevere: ne scaturirà una delle pagine più alte del Rinascimento maturo, una superba orchestrazione figurativa, un manifesto dell’arte nel Cinquecento, un modello per generazioni a venire di artisti: il Trionfo di Galatea.

Se paragonato agli affreschi degli appartamenti papali, si tratta di un affresco di dimensioni ridotte e tutto sommato contenute; ma la grandezza di questo dipinto va ben oltre le misure della superficie affrescata: collocando al centro della scena la figura di Galatea su di un carro costituito da una valva di conchiglia trainata da due delfini classicheggianti, Raffaello, con una perizia consumata nella composizione, dispone i personaggi mitologici che le fanno da corteo secondo una struttura portante la cui studiata armonia è intesa fin nei minimi dettagli, in modo da creare quell’ “effetto di moto continuo” magistralmente evidenziato da E. H. Gombrich.

I personaggi dell’evento raffigurato, disposti in modo da creare tra loro un insieme armonico di consonanze e assonanze, organizzati in gruppi pressoché simmetrici (le due coppie di amanti, i due tritoni suonatori) e in sapienti allineamenti paralleli (i due delfini e il putto alato/Palemone, i tre Eroti che chiudono lo spazio visivo in alto descrivendo una linea curva), sono pieni di una grazia “ideale” che trasfigura in una carnalità pulsante. Il ritorno all’idealismo, inteso come astrazione di singoli elementi ritenuti generalmente nobili e pregevoli, si sviluppa con la Galatea in senso inverso all’età greca: se per la scultura ellenistica questa rivoluzione era partita dall’osservazione della natura, con il Cinquecento le premesse sono da ricercarsi nell’interesse per quella medesima statuaria post-classica che stava riemergendo prepotentemente dagli scavi sempre più numerosi della Roma papalina.

In questa accezione, la Galatea è l’antesignana di un atteggiamento tipicamente cinquecentesco, che sarà poi portato alle sue estreme conseguenze con il Manierismo, quel desiderio spassionato, quell’aspirazione che ha in sé un che di alchemico, di superare con l’opera dell’uomo la semplice, nuda, arida Rerum Natura.

(Daniele)

Raffaello GalateaRaffaello Galatea 1

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