Slip of the Tongue

Danh Vo Venezia 3

Qualche giorno fa vi ho raccontato della mostra inaugurata a Palazzo Grassi e dedicata a Martial Raysse. In quell’assolata  giornata a Venezia non è stata l’unica mostra che ho visto, perché la Fondazione Pinault aveva programmato anche la Preview di “Slip of the Tongue” nella seconda sede espositiva in città.
Vedere due mostre in una sola giornata è sempre impegnativo, ma in questo caso è stato sorprendente.

 

Fondazione Cini

Punta della Dogana non è molto distante da Palazzo Grassi e ci si arriva comodamente a piedi oppure con un battello che si ferma davanti alla Chiesa di Santa Maria della Salute ed a pochi passi dall’ingresso alla mostra. Avevo già visitato questo spazio espositivo (lo scorso anno) da cui si gode una vista straordinaria di Venezia.
Con un solo sguardo si ammira a destra il Palazzo Ducale e il campanile di San Marco, a sinistra l’Isola di San Giorgio e di fronte il bacino di San Marco in tutta la sua bellezza.
In questo edificio, fino alla fine del 2015 il vietnamita Danh Vo copre il duplice ruolo di artista e curatore di una mostra di non immediata comprensione e che mi ha tormentata per giorni.
Vi svelo subito che il tema dell’esposizione è il cambiamento e la trasformazione del significato dell’arte e degli oggetti simbolici nel corso del tempo, ma il modo in cui è espresso questo concetto è assolutamente originale.
Danh Vo, giovane stella dell’arte contemporanea, ha sempre affrontato temi storici con un punto di vista personale, scomponendo i simboli e restituendoli a nuovi significati. Nella veste di curatore riunisce opere di altri artisti contemporanei che con alcune opere hanno affrontato il tema del labile confine tra Storia e storie, inserendo nel percorso opere d’arte provenienti da alcuni musei veneziani ma che hanno subito delle trasformazioni che ne hanno cambiato il significato.
Ci sono alcune miniature appartenenti alla collezione della Fondazione Giorgio Cini, provenienti da libri liturgici e ridotte in frammenti a causa delle spoliazioni delle biblioteche monastiche e dallo smembramento dei codici a cui appartenevano e di cui restano le parti illustrate, immagini o capolettera che nella separazione dal testo acquistano un nuovo significato.
C’è “Gabriel Gaveau”, il primo pianoforte dipinto da Bertrand Lavier e che attraverso un meccanismo integrato può suonare da solo. Tutto lo strumento è ricoperto da uno spesso strato di colore che lo trasforma in un opera dipinta tridimensionale e che possiede in sé la capacità di riprodurre il suono che un tempo un pianista avrebbe prodotto dai suoi tasti.
Non manca, poi, l’opera che io preferisco tra quelle di Danh Vo fin’ora realizzate, ovvero “Untitled”. Le 27 scatole di cartone americane in cui è rappresentato lo schema originale della bandiera americana a stelle (una per ogni colonia fondatrice) e in cui ciascuna testimonia i cambiamenti subiti dalla bandiera nei decenni con l’aggiunta di una stella per ogni nuovo stato.
Il titolo della mostra è preso in prestito da un’opera di Nairy Baghramian e costituita da alcuni oggetti appartenenti alla collezione di arti decorative dell’Art Institute of Chicago e disposti orizzontalmente, come se stessero riposando. Cambiare la posizione degli oggetti ne modifica il significato e anche la percezione in chi osserva.

Per giorni ho ripensato agli oggetti esposti, ai loro significati attuali e soprattutto alle storie che raccontano e che possono ancora scrivere.
L’unica frase che possa riassumere il senso di questa mostra, che è come un viaggio tra vicende diverse è contenuta in un libro di Marguerite Yourcenar e che descrive una grande verità.
E voi siete d’accordo?

“Dal giorno in cui una statua è terminata, comincia in un certo senso la sua vita” – M. Yourcenar, Il tempo, grande scultore, 1983 (trad. it. Einaudi, Torino, 1985)

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INFO
Slip of the Tongue
Dal 12 aprile al 31 dicembre 2015
Punta della Dogana, Venezia

LINK
http://www.palazzograssi.it/it

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