La zattera della Medusa di Gericault: cosa rappresenta e dove vederla

zattera della Medusa | Théodore Géricault

Théodore Géricault, la zattera della Medusa (1819)

LA ZATTERA DELLA MEDUSA DI THEODORE GERICAULT: COSA RAPPRESENTA E DOVE E’ ESPOSTA

La zattera della Medusa è uno dei grandi capolavori di Théodore Géricault.
Un dipinto enorme che è diventato il simbolo della lotta dei più deboli contro i privilegi, descrivendo un fatto realmente accaduto e che aveva scosso le coscienze della Francia della prima metà dell’Ottocento.

In questo post trovi il motivo per cui Géricault ha deciso di realizzare questo dipinto e dove ammirarlo.

COSA RAPPRESENTA LA ZATTERA DELLA MEDUSA

Nel 1816 l’imbarcazione “Méduse” era in viaggio verso il Senegal quando si arenò su un banco di sabbia al largo della Mauritania.
Gli ufficiali si misero tutti in salvo sulle scialuppe ma abbandonarono i passeggeri e i marinai, i quali decisero di costruire una zattera nel tentativo di guadagnare la salvezza.

La zattera della Medusa era quindi una piattaforma di venti metri di lunghezza ma che conteneva ben 150 persone, di cui sopravvissero solo in 15.

La zattera vagò in mare per tredici giorni finchè fu raggiunta dal vascello militare Argus e l’emozione dei francesi per questo avvenimento fu grande, soprattutto per i dettagli che le cronache riportavano.
L’opinione pubblica scoprì che il capitano non aveva esperienza, era in possesso di carte nautiche non aggiornate e che dopo molti giorni sulla zattera della Medusa i naufraghi si diedero al cannibalismo.

Anche Géricault fu profondamente colpito, soprattutto per i risvolti politici della vicenda.
Infatti, il capitano non fu condannato ad una pena severa come l’opinione pubblica si aspettava.
Fu radiato dalla Marina e condannato a tre anni di carcere, ma in realtà il codice prevedeva la pena capitale per il fatto di non aver abbandonato la nave per ultimo.
Quindi la vicenda della zattera della Medusa diventò l’emblema della sopraffazione verso i più deboli e indifesi.
Quelli erano gli anni della restaurazione, dopo la sconfitta di Napoleone nel 1815, e la monarchia fu colta da grande imbarazzo a causa di questo avvenimento.

La zattera della Medusa dipinta da Géricault è la descrizione del momento conclusivo della tragedia, ovvero il momento del salvataggio dei pochi sopravvissuti.

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COME FU REALIZZATA LA ZATTERA DELLA MEDUSA

La zattera della Medusa rappresenta un momento drammatico e tutti i sentimenti che il genere umano può provare in una situazione simile: paura, dolore, speranza, follia.

Per realizzare l’opera Géricault, che si era formato alla scuola del Neoclassicismo francese e fu profondamente ispirato dalle opere di Jean-Auguste-Dominique Ingres, studiò a lungo gli effetti della rifrazione della luce sul corpo umano e per questo realizzò moltissimi disegni preparatori.
Ma non si limitò a progettare la composizione perchè volle intervistare due dei sopravvissuti per capire fino in fondo cos’era successo e cosa avevano provato.

DOVE VEDERE LA ZATTERA DELLA MEDUSA

Il dipinto fu esposto nel 1819 al Salon di Parigi e provocò una discussione accesa.
Solo successivamente venne rivalutato dalla critica, che lo riconobbe come una delle opere più importanti del romanticismo francese.

La zattera della Medusa fu acquistata dal Museo del Louvre subito dopo la morte, a soli trentatré anni, di Géricault ed è uno dei capolavori da non perdere.
Per vedere questo capolavoro è consigliabile prenotare i biglietti per l’ingresso al Louvre e saltare la coda all’ingresso.

LEGGI ANCHE: Biglietti Louvre, dove e come acquistare i biglietti.

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5 thoughts on “La zattera della Medusa di Gericault: cosa rappresenta e dove vederla

  1. My comment is one of two grammatical errors in the text:

    The artist not only planned the composition, but he also interviewed two of the survivors in order to fully understand what had happened and what they had experienced.

    Which should read:

    The artist not only planned the composition, but he also interviewed two of the survivors to understand fully what had happened and what they had experienced.

    Thus removing the wordiness (in order to) and correcting the split infinitive (to understand)/misplaced adverb (fully).

    Otherwise, the article was informative and persuasive.

    Thank you
    Dave Wells, Ph.D,

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