Autoritratto di Van Gogh: 5 cose da sapere assolutamente

AUTORITRATTO DI VAN GOGH: 5 COSE DA SAPERE

Da tanto tempo che volevo scrivere un post sull’autoritratto di Van Gogh ma avevo un problema: quale dei tanti autoritratti dell’artista descrivere?

Van Gogh ha realizzato, durante la sua vita, una quarantina di autoritratti e ciascuno sembra una nuova indagine su se stesso e sul suo animo tormentato.
Nel periodo fra il 1886 e il 1889 l’artista ne dipinge ben trentasette e, se potessimo metterli tutti su una parete per osservarli in ordine cronologico, potremmo individuare ogni fase della sua vita tormentata di quegli anni.

In questo post ti racconto come e perchè Van Gogh decide di rappresentare se stesso così spesso e ti mostro quale autoritratto di Van Gogh preferisco.

Autoritratto di Van Gogh: 5 cose che devi sapere assolutamente 

Van Gogh | autoritratto

1. CHE SIGNIFICATO DARE ALL’AUTORITRATTO DI VAN GOGH

L’autoritratto, come genere pittorico, si afferma durante il Rinascimento.
In quel periodo la figura dell’artista diventa sempre più importante e nell’arco di poco tempo si passa dagli autoritratti degli artisti immersi nella folla alle opere in cui l’artista è protagonista assoluto della tela.
L’autoritratto di Van Gogh è fondamentale per chi vuole conoscere il suo lavoro, perché l’artista usa se stesso e il suo volto per un’indagine sulla sua persona non tanto dal punto di vista fisico ma interiore.

Diversamente da quanto accadeva nel Quattrocento e nel Cinquecento, Van Gogh con i suoi numerosi autoritratti non intende celebrare la propria immagine il proprio ruolo d’artista ma tenta di descrivere sulla tela la propria personalità e i propri tormenti.

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2. AUTORITRATTO DI VAN GOGH: ANALISI

L’autoritratto per Van Gogh è un’indagine su se stesso e le sue angosce.
Si potrebbe associare ciascun autoritratto di Van Gogh ad un preciso momento della sua vita ma l’elemento comune a tutti è che si tratta di opere in cui il volto e lo sfondo sono la chiave per osservare cosa si cela nella sua mente.

“Cerco una rassomiglianza più profonda di quella che raggiunge il fotografo” – Van Gogh

3. DOVE VEDERE L’AUTORITRATTO DI VAN GOGH

All’inizio del post ti ho spiegato che non c’è un solo autoritratto di Van Gogh.
Non ti farò qui la lista completa di tutti gli autoritratti dell’artista ma ti lascio le informazioni per ammirare quello che è considerato uno degli ultimi autoritratti, forse l’ultimo in assoluto, realizzato nel 1889 e donato al fratello Theo e che ho usato nelle immagini di questo post.
L’opera si trova presso il Museo d’Orsay di Parigi e l’avevo già inserita nel post Museo d’Orsay opere: i capolavori da vedere assolutamente perchè è una delle opere più importanti del museo parigino.

Se poi vuoi sapere dove vedere gli altri vai alla pagina di Wikipedia che li elenca tutti e indica le collocazioni nei vari musei del mondo.

4. LO SGUARDO DI VAN GOGH

Lo sguardo di Van Gogh nei suoi autoritratti è raramente diretto verso chi osserva.
Gli occhi dell’artista sembrano osservare altro oppure danno l’impressione che Van Gogh stia pensando a qualcos’altro.
In realtà all’artista interessa ciò che quegli occhi nascondono e ogni suo autoritratto va visto nella sua interezza, poiché lo sfondo e i tratti del volto sono un tutt’uno con ciò che Van Gogh cerca di esprimere.

A proposito dell’autoritratto che si trova al Museo d’Orsay, Van Gogh scrive al fratello:

“Noterai come l’espressione del mio viso sia più calma, sebbene a me pare che lo sguardo sia più instabile di prima” – Van Gogh

5. AUTORITRATTO DI VAN GOGH: LA PITTURA

La cosa che mi affascina di più negli autoritratti di Van Gogh è il contrasto tra la calma apparente del suo volto e l’agitarsi delle pennellate che ne danno forma.
C’è un contrasto tra i vortici di colore e l’espressione del viso così ferma e controllata.
Sembra quasi che l’artista si imponga una disciplina che però esplode nel suo modo di dipingere.

Nell’autoritratto di Van Gogh conservato al Museo d’Orsay il suo volto è fermo, il suo sguardo è fisso, l’espressione è accigliata ma tutt’intorno è caos e tormento.
L’ opera è stata realizzata nel settembre del 1889, nel luglio del 1890 Van Gogh si suiciderà.
Durante le ultime settimane di vita Van Gogh realizza molti dipinti, ma nessun autoritratto. Si tratta di una fase in cui l’artista sembra non essere concentrato su se stesso ma su ciò che lo circonda e in particolare sulla natura.

“In quanto a me, sono totalmente preso da questa infinita distesa di campi di grano su uno sfondo di colline, grande come il mare, dai colori delicati, gialli, verdi, il viola pallido di un terreno sarchiato e arato, regolarmente chiazzato dal verde delle pianticelle di patate in fiore: tutto sotto un ciclo tenue, nei toni azzurri, bianchi, rosa, violetti. Sono completamente in una condizione di calma persino eccessiva, proprio nello stato che occorre per dipingere ciò” – Van Gogh. Auvers-sur-Oise, luglio 1890.

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