Il Quarto Stato (Fourth estate)

Il quarto stato | Giuseppe Pellizza da Volpedo

IL QUARTO STATO (FOURTH ESTATE)

Giuseppe Pellizza da Volpedo painted Il Quarto Stato (Fourth estate) between 1989 and 1901.
This work, the outcome of a period of considerable creative energy, draws its inspiration from labour protests.

Giuseppe Pellizza da Volpedo was a member of Divisionism and this is his masterpiece.

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Il quarto stato | Giuseppe Pellizza da Volpedo

Image source: Rai.it

In the foreground, we have two men and a woman with a child in her arms.
Accompanying them are row upon row of other laborers, forming three large groups, with two figures to the side, with the function, as it were, of the wings of a stage, closing off the scene.

Thanks to Pelizza’s decision to include neither buildings nor the township in general as a setting, one is led to interpret the painting on a symbolic level.
We have here not so much the account of a given event.
It is, rather, the representation of a journey undertaken by the laborers themselves.

The canvas was exhibited in 1902 at the Quadriennale Torino exhibition.
It was purchased by the Municipality of Milan in 1920 following a public subscription campaign and now in The Museo del Novecento (the Museum of the 20th century) in Milan.

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Il quarto stato | Giuseppe Pellizza da Volpedo

Image source: Rai.it (dettaglio)

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12 thoughts on “Il Quarto Stato (Fourth estate)

  1. E’ veramente sorprendente trovare a commento di questo quadro una simile frase:
    “A distanza di più di un secolo, ammirare Il Quarto Stato è sempre necessario, per non dimenticare che il diritto al lavoro è stata una conquista faticosa e non scontata, che ci fu un tempo in cui la società era divisa in classi sociali e non tutti avevano le stesse opportunità”.
    Per chi ha scritto questo commento, sembra che una volta la società era divisa in classi, ma oggi no! Che una volta non tutti avevano le stesse opportunità, ma oggi sì!
    Beata ingenuità!

    • Sarò anche ingenua, ma non si può paragonare il XXI secolo (in cui viviamo) con l’inizio del ‘900.
      Il mondo e la società erano completamente diversi e non c’era speranza di diventare un medico, un avvocato, un libero professionista se nascevi in una famiglia di operai oppure di contadini.
      Le donne poi non potevano immaginare di lavorare, avere una famiglia e contemporaneamente seguire i propri sogni.
      No, non siamo più divisi in classi, perché ora un ragazzo magrebino di 17 anni può pensare di percorrere, con tutte le difficoltà e i pericoli, la strada che lo porterà in Europa e una volta arrivato può anche provare a studiare per diventare ciò che desidera.
      Certo, non è facile, certo rischia la vita, certo sarò discriminato.
      Oggi come ai primi del ‘900 la vita non è mai facile, ma almeno quel ragazzo può “sperare” ed è la speranza che il futuro possa cambiare e possa essere diverso a determinare il destino dell’uomo.
      Nel dipinto di Pelizza da Volpedo c’è la speranza di un popolo, fatto di uomini e donne e bambini, che tenta di prendere in mano la propria vita e il proprio futuro e lotta perché nessuno pensi o tenti di fare in modo che la vita di un essere umano sia già segnata.

  2. Un’opera stupenda sia per lo stile che per il suo profondo significato. Ricordo quando la vidi per la prima volta al Museo del Novecento, un effetto incredibile!

  3. Mio padre era macchinista in un idrovora e le idrovore erano situate in mezzo alle campagne bonificate. Nella parete dell’ingresso di casa mia, attaccata all’idrovora, campeggiava una riproduzione a grandezza naturale del quadro di Pelizza da Volpedo. Negli anni 50, quando io sono nato, i miei vicini di casa, erano gli stessi rappresentati nel quadro, ma 50 anni dopo. E non c’era differenza, erano ancora in marcia. E oggi, dopo altri 50 anni, ho l’impressione che quel popolo in marcia abbia perso di vista l’obiettivo e non conosca la speranza. Adesso il Pelizza dovrebbe sostituire quei contadini con i migranti africani….
    In ogni caso, quando guardo quel quadro, mi riconosco nelle mie radici e riesco sempre a emozionarmi.

    • Il mondo è cambiato, e tanto, da quando Pelizza da Volpedo dipinse l’opera. Io in quel popolo in marcia ci vedo tanti ragazzi che vanno all’estero per prendersi il loro posto nel mondo e che in Italia non trovano.
      Ci vedo tanti amici che lavorano a Londra o negli Stati Uniti, che sono partiti per realizzare i loro sogni e che la speranza non l’hanno persa, ma hanno capito che c’è un momento in cui devi alzarti e partire per migliorare questo mondo e la tua vita.

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