Rubati 17 capolavori dal Museo di Castelvecchio. Finalmente sono la sicuro!

Dama delle linciai | Ritratto di ammiraglio veneziano | Madonna allattante| Museo Castelvecchio Verona

In senso orario: Peter Paul Rubens “Dama delle linciai” olio su tela, cm 76×60; Bottega di Domenico Tintoretto “Ritratto di ammiraglio veneziano” olio su tela, cm 110×89; Jacopo Tintoretto “Madonna allattante” olio su tela, cm 89×76. Museo Castelvecchio, Verona.


Rubati 17 capolavori dal Museo di Castelvecchio. Finalmente sono la sicuro!

Alle 19.30 di giovedì 19 novembre 2015 tre persone entrano al Museo di Castelvecchio e rubano 17 opere d’arte.

Il Museo di Castelvecchio non si trova in un piccolo paese di montagna oppure in uno sperduto borgo di campagna, ma nel pieno centro di Verona a pochi passi dall’Arena e in zona Ztl, che basta passare per mezzo minuto e subito ti fotografano per recapitarti la multa a casa.
Dunque un commando di tre banditi, armati e con volto coperto, entra qualche attimo prima della chiusura del museo minacciando la cassiera e prendendo in ostaggio l’unica guardia giurata presente, costretta per più di un’ora a fare un giro turistico delle sale del Museo con i banditi, che con tutta calma si sono scelti le opere da portare via come souvenir.
Nessun allarme è scattato, nessuno è accorso in aiuto alla povera cassiera, nessuno ha inseguito l’auto della guardia giurata dove sono state caricate le opere e con cui i banditi sono fuggiti.

Pisanello | Madonna della quaglia | Museo Castelvecchio Verona

Antonio Pisano detto Pisanello  “Madonna col bambino” detta Madonna della quaglia, tempera su tavola, cm 54×32. Museo Castelvecchio, Verona

Le opere rubate alla fine sono 17 e la notizia comincia a trapelare solo il giorno dopo, relegata in fondo al telegiornale locale oppure come trafiletto su alcuni (non tutti) quotidiani.
Per carità, non è morto nessuno e non ci sono stati spargimenti di sangue, ma in questi giorni in cui si fa un gran parlare di sicurezza, di controlli, di attenzione alta nelle nostre città d’arte, è inquietante che nessuno si allarmi per il fatto che tre uomini armati siano entrati in un museo e che per più di un’ora nessuno abbia potuto fare nulla per fermarli.
E se fossero stati dei terroristi imbottiti di tritolo oppure intenzionati non a rubare, ma desiderosi di sfregiare e danneggiare in modo irreparabile i capolavori del Museo?
Se ci fosse stato ancora qualche visitatore al suo interno e si fosse trovato davanti i banditi, come sarebbe potuta finire l’oretta di shopping di quei tre individui?

Gli italiani e il valore per le opere d’arte

Le opere rubate a Verona sono state selezionate con cura e questo è sicuramente il furto più grave che si sia mai verificato in Italia.
Hanno portato via i capolavori del Museo di Castelvecchio e quindi chi ha compiuto questo atto criminale sapeva esattamente cosa doveva prendere, ma forse ha sopravvalutato la capacità degli italiani di dare il giusto valore a quelle opere.
Cosa sarebbe accaduto se fossero andati agli Uffizi e si fossero portati via la Primavera del Botticelli?
Il Rubens, il Pisanello, i sette Tintoretto e le altre opere d’arte rubate a Verona sono più importanti ed hanno maggior valore per una banda di ladri che per noi.
Inorridiamo davanti alla devastazione dei jihadisti sui simboli della cultura e ce ne freghiamo di opere d’arte che si trovano nei nostri musei, sotto casa nostra, che stanno appesi alle pareti di un museo per ricordarci da dove veniamo, qual è la nostra storia, quali sono le origini della nostra cultura.

In questi giorni i controlli dovrebbero essere rafforzati sia a livello locale sia a livello internazionale, ma tre ladri possono girare per l’Italia e forse per l’Europa portandosi dietro 17 opere d’arte e nessuno è ancora riuscito a bloccarli.
Il fatto, però, che più mi ha colpita è che per il colpo al Museo di Castelvecchio di Verona le opere d’arte sono state selezionate con cura, sono state staccate dalle pareti (senza che nessun allarme suonasse!) e alcune sono state tolte dalle cornici e arrotolate con cura, stando alle scarne cronache.

Da parte della stampa nazionale, del ministero, dei politici locali e nazionali invece c’è stato il silenzio e un generale sentimento di indifferenza.
Anche il popolo di Facebook, che s’infiamma facilmente per qualunque notizia, che pontifica su tutto e s’improvvisa commentatore di politica internazionale e di economia, che ha condiviso migliaia di volte le immagini delle devastazioni dell’Isis al museo di Mosul e continua a stare in ansia per le sorti di Palmira, non ha detto granché.
Sembra quasi che questa vicenda, gravissima, sia percepita come inevitabile e non così importante, considerato lo stato in cui versano i nostri musei, i pochi fondi rimasti per tutelare il nostro patrimonio e la scarsa valorizzazione dei nostri beni culturali.

Le opere rubate a Verona sono invendibili perché catalogate, schedate, fotografate e conosciute ed è su questo punto che molti si dicono sicuri che si tratti di un furto su commissione.
A questo punto, se gli inquirenti sono sereni e strasicuri che le tele rubate non verranno tagliate per essere rivendute a pezzi, c’è da stare in una botte di ferro.
Le opere d’arte del Museo di Castelvecchio sono al sicuro, trattate con cura da qualche collezionista che a quest’ora le avrà messe nell’angolo più sicuro e nascosto della sua casa, lontano da sguardi indiscreti e messi lì solo per il suo piacere.
La sera probabilmente andrà a sedersi su una poltrona e bevendo un buon brandy ammirerà al buio, in silenzio e nella più completa solitudine opere che non potrà mai mostrare a nessuno e che non potrà mai rivendere.
Finalmente le opere del Museo di Castelvecchio sono al sicuro, valorizzate come si meritano e nessuno potrà più danneggiarle o distruggerle!

Cerchia di Jacopo Tintoretto | Ritratto maschile | Museo Castelvecchio Verona

Cerchia di Jacopo Tintoretto “Ritratto maschile” olio su tela, cm 54×44. Museo Castelvecchio Verona

Andrea Mantegna | Sacra Famiglia con una santa | Museo Castelvecchio Verona

Andrea Mantegna “Sacra Famiglia con una santa” tempera su tela, cm 76×55,5. Museo Castelvecchio, Verona

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6 thoughts on “Rubati 17 capolavori dal Museo di Castelvecchio. Finalmente sono la sicuro!

  1. Grazie mille per il tuo commento che condivido del tutto.
    Nonostante l’Europa stia attraversando giorni bui, mi rattrista e mi indigna lo scarso rilievo dato a questa notizia, che rimane grave ed allarmante anche se non ne parla nessuno.
    Personalmente ho sempre ammirato l’organizzazione veneta anche a livello culturale e dunque sono particolarmente turbata dai particolari di questo furto… Nel 2014 la stessa sorte ha toccato un capolavoro del Guercino in una chiesa a pochi metri da dove vivo, Modena. Anni fa la stessa Galleria estense ha subito un furto su mandato della mafia e spero che, come in quel caso, le opere possano far presto ritorno nel loro legittimo luogo.

    • Elisabetta eventi di questo tipo non sono nuovi, ma questi 17 capolavori rubati sono di certo il furto più grave che la storia dell’arte italiana ricordi.

      In Veneto c’è stato un gran maestro dei furti d’arte a scopo d’estorsione.
      Nel 1991 tre banditi rubano entrano nella sala del Tesoro della Basilica di Sant’Antonio a Padova. Rubano un prezioso reliquiario, capolavoro dell’oreficeria italiana ma con un valore simbolico perché contiene la reliquia di Sant’Antonio, fortemente dentaria per Padova e il Veneto.
      La Reliquia e il Reliquiario vengono usati come merce di scambio con l’intenzione di costringere lo Stato a scendere a patti.
      Il furto, infatti, era stato eseguito dalla Mala del Brenta di Felice Maniero, che vuole la liberazione del cugino in carcere e la revoca della misura di sorveglianza a suo carico.
      Pare che alla fine lo Stato abbia ceduto, ma il capolavoro e il suo contenuto tornarono a Padova prima del Natale di quell’anno.

      Grazie per il tuo contributo 😉

    • Ah! Alessandra Ho scritto il post di getto e le dita volavano sulla tastiera per condensare tutti i miei pensieri.
      Mi succede sempre, quando scrivo di fretta col Pc di non considerare il correttore automatico, che non aiuta a volte e trasforma parole corrette in “orrori” di ortografia.
      Ad esempio “Pisanello” lo correggeva di continuo in “pisello” 😀
      Resta un mistero però il motivo per cui il mio Pc corregga con un errore … ma c’è chi mi ha detto che forse il mio Pc è amante dei classici e usa la grammatica di Collodi, che in Pinocchio scriveva “qual’è” con l’apostrofo !
      Grazie per aver scovato anche questo errore 😉

  2. Non sapevo di Padova. Fu proprio Maniero nel 1992 il mandante del furto dei capolavori della Galleria Estense!
    Mi chiedo se il furto del Guercino da una chiesa di Modena dell’anno scorso e quello di Verona siano in qualche modo collegati… in entrambi i casi l’allarme era staccato… scusate la congettura ingenua, deriva dal non capacitarsi di come nessuno sappia’ ipotizzi, denunci, intervenga…

    • Elisabetta sul furto di Padova è stato anche fatto un film con Antonio Albanese.
      Il titolo è “La lingua del Santo”, perché in realtà Maniero aveva chiesto di portare via la più preziosa tra le reliquie, la lingua appunto, ma i suoi uomini si sbagliarono e portarono via la reliquia del mento 😀
      Non sapevo però che fu lo stesso Maniero a commissionare il furto alla Galleria Estense!
      Spero che nelle indagini coinvolgano il nucleo tutela beni culturali dell’Arma dei Carabinieri, che teoricamente dovrebbero avere un quadro generale della situazione e dovrebbero poter fare collegamenti tra altri episodi.

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