Visitare la Mauritshuis: piccolo gioiello dell’arte olandese

Mauritshuis | musei Olanda

MAURITSHUIS: PICCOLO GIOIELLO DELL’ARTE OLANDESE

Se vi trovate nei Paesi Bassi e avete l’occasione di passare per Den Haag (L’Aia) non potete perdervi la perla artistica che questa città tiene in serbo per voi.
Il museo della Mauritshuis è una piccola galleria d’arte che custodisce le maggiori opere dell’età d’oro olandese del XVII secolo.

Dalle opere di Rembrandt alle opere di Vermeer alle celebri nature morte, per le quali gli olandesi furono tanto ammirati, in questo scrigno di bellezza troverete dipinti per tutti i gusti in una location altrettanto suggestiva.
La Mauritshuis infatti deve il suo nome a Johan Maurits, primo occupante della residenza e conte di Nassau-Siegen, che fece costruire l’edificio tra il 1633 e il 1644.
Vi troverete così a passeggiare per le sale del museo ammirando non solo i meravigliosi dipinti, ma anche il palazzo stesso.

Chiara Bressan ha visitato la Mauritshuis per The ART post Blog e qui ci propone alcune delle opere da non perdere.

VISITA ALLA MAURITSHUIS

Apollo ritrae Campaspe, Willem van Haecht

Uno dei primi dipinti che ci troviamo davanti è Apelle ritrae Campaspe, di Willem van Haecht. Si tratta di un esempio di metapittura: un dipinto nel dipinto.
All’interno della scena sono infatti raffigurati tantissimi dipinti, tutti realmente esistenti, provenienti dall’arte fiamminga, tedesca e italiana, insieme ad alcune celebri sculture classiche.

Apollo ritrae Campaspe | Willem van Haecht

Il protagonista della scena, che dà poi il titolo all’opera, si trova sulla sinistra ed è intento a ritrarre la bella Campaspe, amante di Alessandro Magno.
La leggenda narra che il grande condottiero, una volta vista l’opera ultimata da Apelle, se ne innamorò a tal punto da preferirla alla vera Campaspe, donando quest’ultima all’artista. Un Alessandro Magno mecenate dunque e profondamente amante dell’arte è quello che emerge da questa storia.
Sarà anche per questo che la stanza è così ricolma di opere?
Sta di fatto che nel quadro l’attenzione al dettaglio è maniacale e rivela già  una delle caratteristiche principali dell’arte fiamminga.

Vecchia con ragazzo e candele, Paul Rubens

Tra le mura della Mauritshuis si trovano anche le opere di uno degli artisti più conosciuti del XVII secolo: Paul Rubens.
In Vecchia con ragazzo e candele sono visibili soprattutto due cose: lo straordinario uso della luce, caratteristico non solo di Rubens ma dei maggiori pittori olandesi, e l’indubbia influenza delle opere di Caravaggio, che Rubens ebbe occasione di ammirare in Italia e il cui plastico utilizzo del chiaroscuro funse da modello per diversi artisti europei del Seicento.

Vecchia con ragazzo e candele | Paul Rubens

La luce calda della candela illumina una parte del viso dell’anziana, lasciando l’altra metà in ombra. Lo stesso accade per il volto del ragazzo, leggermente inclinato di profilo.
Sono le luci e le ombre a dare forma alle figure e a disegnare la scena, rendendola incredibilmente naturale e realistica.
Da notare che, nonostante Rubens prenda a esempio Caravaggio, il suo stile personale rimane inconfondibile. I colori sono sempre un po’ sfumati e le linee non sono mai troppo nette, così da conferire quell’atmosfera pittoresca e pacifica tipica della sua pittura.

La lezione di anatomia del Dr. Nicolas Tulp, Rembrandt van Rijn

La lezione di anatomia del Dottor Nicolaes Tulp è probabilmente il più celebre dipinto di Rembrandt van Rijn.
L’uso della luce e delle ombre è qui quasi esasperato.
Il dipinto ha toni molto scuri, il colore prevalente è il nero, con qualche tocco di luce e di bianco, sul corpo del cadavere e sui colletti dei chirurghi. La luce arriva da sinistra e illumina il Dottor Tulp, protagonista della scena e committente del dipinto.

La lezione di anatomia del Dr. Nicolas Tulp | Rembrandt van Rijn

Drammaticità e dinamicità sono conferite, oltre che dai colori cupi e dalle ombre, anche dalle linee e dalla struttura. Il punto focale è il libro di anatomia posizionato nell’angolo in basso a destra, ma ognuno dei personaggi volge lo sguardo in una direzione diversa, creando linee in ogni direzione.
Il Dr. Tulp è l’unico che guarda in direzione opposta, ha un ruolo preminente. L’intrico di linee e la disposizione dei personaggi fa sì che l’intera composizione risulti piramidale, spigolosa, in linea con la scena rappresentata.
Curiosità: la mano destra del cadavere originariamente non era presente e fu aggiunta successivamente.

La ragazza con l’orecchino di perla, Johannes Vermeer

Il motivo principale per cui molti visitano la Mauritshuis è proprio questo dipinto. Soprannominata ‘La Gioconda del Nord’, La ragazza con l’orecchino di perla di Johannes Vermeer e una delle più importanti opere della Mauritshuis attrae frotte di visitatori per la sua misteriosa e celeberrima fama, resa ancor più popolare dall’omonimo libro di Tracy Chevalier.

La ragazza con l’orecchino di perla | Johannes Vermeer

Il fondo nero e la luce tenue ed eterea di Vermeer risaltano perfettamente i contorni della figura, quel volto angelico e semplice che in realtà non è mai esistito.
La ragazza è infatti un ‘tronie’, il dipinto di una figura immaginaria, un’idea insomma.
Con il viso leggermente di profilo, la bocca socchiusa, lo sguardo diretto verso lo spettatore, il riflesso perlaceo del gioiello all’orecchio e i colori sgargianti degli abiti, questa figura è quasi ipnotica.
Ci scruta, sembra che voglia dirci qualcosa. O forse ha appena finito di parlare. Si sta girando verso di noi o sta per darci le spalle e andarsene?
La ragazza con l’orecchino di perla è l’istantanea di un momento sospeso, un ideale talmente ben raffigurato da farci pensare che da qualche parte, anche solo nella mente del pittore, sia esistita veramente.

Veduta di Delft, Johannes Vermeer

Marcel Proust lo definì ‘il più bel dipinto del mondo’.
La veduta di Delft di Johannes Vermeer è il ritratto idealizzato della sua città natale. Ancora una volta la luce è inconfondibile: delicata, molto chiara, conferisce calma e pace a tutta la scena.

Veduta di Delft | Johannes Vermeer

Il colore del cielo è di un azzurro tenue puntellato di nuvole bianche e grigie: una tempesta è in arrivo. Gli edifici e le barche sono raffigurati in estremo dettaglio, le poche figure umane presenti sono piccolissime in confronto al paesaggio di Vermeer, che è il vero protagonista dell’opera.
I riflessi sull’acqua, il colore del cielo, la luce leggera che cala dall’alto sui tetti delle case, tutto è pace.

Il cardellino, Carel Fabritius

Gli amanti della letteratura e in particolare del genere dark academia saranno ben contenti di riconoscere tra i corridoi della Mauritshuis un dipinto reso celebre da uno dei libri più conosciuti nel suo genere.
Il cardellino di Carel Fabritius è infatti lo stesso dipinto che compare sulla copertina dell’omonimo libro di Donna Tartt, premio Pulitzer nel 2014, e che a quel libro dà il titolo.

 Il cardellino | Carel Fabritius

Un semplice cardellino appollaiato sulla mangiatoia può diventare il simbolo di un’intera corrente artistica. L’età d’oro olandese segna infatti una rottura con il periodo precedente. Ciò che vuole rappresentare è la vita vera, che si tratti di scene di vita quotidiana o di nature morte o animali dipinti nella maniera più realistica possibile.
Il cardellino è stato dipinto con pennellate grossolane, in alcuni punti chiaramente visibili, e ha una piuma dorata. I colori sono tenui e l’ombra si riflette sul muro.
Questo piccolo uccellino è però incatenato alla sua mangiatoia. Crede forse di essere libero per poi scoprire di non poter volare lontano?

Questo articolo è stato scritto da Chiara Bressan che puoi seguire su Instagram nel profilo bookmirror_

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