Vita di Jacopo Pontormo, genio del Manierismo

Pontormo, autoritratto

Hai mai sentito parlare di Jacopo Pontormo, il genio artistico del Manierismo?
Questo pittore, nato con il nome di Jacopo Carucci, è stato una figura fondamentale nel panorama artistico del XVI secolo. La sua opera anticipato tendenze che si sono pienamente manifestate solo nel periodo barocco, influenzando notevolmente l’arte del Seicento.

In questo post ti racconto la sua vita.

Vita di Jacopo Pontormo

Pontormo, La Cena in Emmaus (dettaglio)

Jacopo Carucci, più noto come Jacopo da Pontormo, dal suo luogo di nascita, ebbe un inizio di vita difficile. Rimasto orfano del giovane, fu cresciuto dalla nonna materna.
La sua precoce inclinazione per l’arte lo portò a studiare sotto la guida di maestri famosi come Leonardo da Vinci e Andrea del Sarto, maestri importanti che gli permisero di sviluppare uno stile unico che contribuì significativamente all’evoluzione del Manierismo italiano.

IL PERCORSO ARTISTICO DI PONTORMO TRA INNOVAZIONI E ISOLAMENTO

Jacopo Pontormo, nella sua carriera, si distaccò dai canoni classici, esplorando nuove strade espressive. La sua arte, caratterizzata da un uso originale dei colori e da composizioni ricche di pathos, rifletteva il suo carattere malinconico e la sua lotta interiore.
Nonostante fosse apprezzato dei suoi contemporanei come Raffaello e Michelangelo, il suo stile esso frainteso.

Tra i capolavori più significativi di Pontormo ci sono il “Ritratto di Cosimo il Vecchio” e “Leda e il Cigno”, opere che evidenziano l’influenza di Leonardo da Vinci. Un altro esempio della sua maestria si può osservare nell’opera “La Cena in Emmaus” e soprattutto nella “Visitazione” opera di Pontormo custodita a Prato e che rappresenta il punto più alto della sua arte, in cui le emozioni si fanno spazio sulla tela e prendono il sopravvento.
Non dobbiamo dimenticare, inoltre, gli affreschi che Pontormo ha realizzato nella Villa Medicea di Poggio a Caiano, che si aggiungono a quelli già favolosi di Filippino Lippi.

Nelle opere di Pontormo traspare una certa malinconia che lo accompagnò per tutta la vita, forse dovuta al fatto che era un orfano e aveva la costante sensazione di essere solo. È Vasari a raccontare per primo la vita di Pontormo e in un passaggio del suo “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori” scrive:

“alla stanza dove stava a dormire e talvolta a lavorare si saliva per una scala di legno, la quale, entrato che egli era, tirava su con una carrucola acciò che niuno potesse salire da lui senza sua voglia o saputa”.

La vita di Pontormo fu segnata da momenti di grande isolamento, specialmente durante la peste del 1522. I suoi ultimi anni furono dedicati alla decorazione della cappella medicea in San Lorenzo a Firenze, un progetto che fu completato dal suo allievo, il Bronzino.
Le sue annotazioni personali nel “il libro mio” rivelano un uomo profondamente solitario e tormentato, caratteristiche che si riflettevano nelle sue opere.

Pontormo, Visitazione (dettaglio)

Jacopo Pontormo ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte, non solo come artista manierista ma anche come precursore del barocco.
La sua capacità di innovare e di trasmettere emozioni intense attraverso la sua arte lo rende un maestro indimenticabile, la cui eredità continua a ispirare artisti amanti dell’arte ancora oggi.

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