Diana Cacciatrice: il ritorno di un capolavoro

06/02/2026
Autore: Caterina Stringhetta

Nel cuore della Roma imperiale, nel II secolo dopo Cristo, uno scultore sconosciuto diede vita a un’opera che ancora oggi incanta per la sua grazia, l’eleganza delle forme e la forza del gesto. Si tratta della straordinaria statua di Diana Cacciatrice, oggi finalmente visibile a Roma, dove il tempo e il mito si incontrano in un racconto scolpito nella pietra.

La figura di Diana, dea romana della caccia e gemella di Apollo, è qui rappresentata in movimento, con la gamba sinistra avanzata e il fedele cane al fianco. Veste un chitone corto, perfetto per la corsa nel bosco, con un mantello che avvolge la spalla e si stringe alla vita. Il gesto suggerisce un momento sospeso: Diana sta per estrarre una freccia dalla faretra, con la sinistra la trattiene, con la destra si prepara al tiro.

Diana Cacciatrice Diana Venatrix

Diana Cacciatrice: un capolavoro di armonia e potenza

L’equilibrio della composizione è sorprendente. Il mantello, scolpito con straordinaria fluidità, sembra mosso dal vento, le pieghe rivelano con discrezione le curve del corpo e contribuiscono a dare energia alla scena. La capigliatura, raccolta in uno chignon basso con ricci a forma di fiocco, è tipica della ritrattistica femminile romana del II secolo. Il volto, rivolto verso sinistra, unisce delicatezza e attenzione, come se la dea stesse scrutando un punto lontano nella selva.

Non si tratta solo di una dea della caccia. Diana, in questa versione, è sovrana della natura, presenza eterea ma anche vigilante, capace di colpire chiunque profani l’armonia del mondo. Le sue frecce non sono solo armi, sono segni di giustizia divina.

Diana Cacciatrice è la copia romana di un originale greco perduto

La statua appartiene a una tipologia iconografica nota come “Diana Venatrix”, di cui esistono diversi esemplari. Uno dei più celebri si trova nel Museo di Minturno, mentre un’altra versione nota come “Rospigliosi” è conservata nell’omonimo palazzo romano. Tutte derivano, con leggere variazioni, da un originale greco oggi perduto, che sopravvive solo grazie alle copie romane e ai riferimenti letterari.

Questo dialogo tra Grecia e Roma è uno degli aspetti più affascinanti dell’opera. Da un lato la ricerca della bellezza ideale ellenica, dall’altro la volontà tutta romana di rendere quella bellezza concreta e viva, vicina all’osservatore. Diana non è un’immagine astratta ma una presenza reale, incarnata in carne e marmo.

Diana Cacciatrice Diana Venatrix

Il ritorno in Italia di un tesoro dell’arte antica

Dopo un lungo percorso che l’ha portata dagli Stati Uniti a Parigi, passando per le mani di collezionisti illustri come Stephen e Peggy Fossett, la scultura è entrata nella collezione dell’imprenditore Carlo Mazzi. Il ritorno in Italia è stato possibile grazie alla mediazione dell’antiquario Valerio Turchi, esperto in archeologia antica.

Oggi la Diana Cacciatrice si può ammirare a Roma, presso Palazzo delle Pietre, in via delle Coppelle 23. Un nuovo tassello che arricchisce il patrimonio culturale italiano, un’opera che potrà essere studiata, ammirata e raccontata anche dalle future generazioni. Un ritorno atteso, che è già parte della nostra storia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguimi su:

About me

In questo blog non ti spiego la storia dell’arte, ma racconto le storie di cui parla l’arte

Scopri di più
Iscriviti alla Newsletter