Vittorio Matteo Corcos: il pittore delle donne e degli sguardi

14/02/2026
Autore: Caterina Stringhetta

C’è un pittore italiano che ha saputo trasformare l’eleganza in arte e i sogni in ritratti.
Si chiama Vittorio Matteo Corcos e ha dipinto come nessun altro la grazia, l’ambiguità e il desiderio di un’epoca.

Nato a Livorno nel 1859, Corcos si forma prima a Firenze, poi a Napoli, dove entra in contatto con la pittura più realista e inquieta di Domenico Morelli. È lì che realizza opere intense come L’arabo in preghiera e Il boia, due quadri che già mostrano un talento fuori dal comune per la composizione e il disegno.

Corcos, Yole Biaggini Moschini 1904

Corcos, Yole Biaggini Moschini (1904)

Vittorio Matteo Corcos: un artista tra Livorno, Parigi e i salotti della bella società

Il vero salto però avviene a Parigi, dove dal 1880 lavora per quindici anni con il celebre mercante Goupil. In questo ambiente cosmopolita e mondano, Corcos incontra artisti come Boldini e De Nittis e scopre il potere magnetico del ritratto femminile. Al Salon espone con successo e si guadagna un soprannome che dice tutto: il pittore delle belle donne.

Donne, sogni e una pittura levigata come seta

Corcos è noto per i suoi ritratti femminili raffinati e seducenti, dove ogni dettaglio – dal vestito allo sguardo – è studiato con cura quasi maniacale. Dipinge donne come la società del tempo voleva vederle: eleganti, enigmatiche, desiderabili.

Il quadro più famoso è senza dubbio Sogni (1896), conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Una giovane donna siede con aria distante, immersa nei suoi pensieri. La posa disinvolta fece scandalo, ma fu anche il segreto del suo successo. Il pubblico amava quel sottile confine tra realtà e immaginazione, tra innocenza e seduzione.

La sua tecnica è precisa, brillante, levigata. Ojetti scrisse che Corcos sapeva dipingere “la seta come seta, la paglia come paglia, il legno come legno”.
Le sue donne sembrano vive, scolpite dalla luce, protagoniste di un’epoca in cui l’apparenza era tutto.

Il ritrattista ufficiale della società umbertina

Tornato in Italia, Corcos si stabilisce a Firenze e diventa il ritrattista preferito dell’aristocrazia e della borghesia. Ritrae contesse, attrici, intellettuali e sovrani, tra cui Giosuè Carducci, Giacomo Puccini, la Regina Margherita e perfino l’Imperatore Guglielmo II.

La sua arte non è solo bellezza. Dietro ogni volto si nasconde un mondo, una posizione sociale, un gioco sottile tra ciò che si è e ciò che si vuole apparire. Come disse lui stesso:

“un ritratto di donna deve sempre renderla provocante, anche se ottantenne”.

Oltre alla pittura, Corcos si dedica anche alla scrittura e all’illustrazione.
Collabora con giornali e riviste, pubblica racconti e partecipa a progetti editoriali legati a Giovanni Pascoli.

Corcos Luna di Miele

Corcos, Luna di Miele

Un’eredità da riscoprire

Corcos muore a Firenze nel 1933, dopo aver lasciato un autoritrato alla Galleria degli Uffizi.
Molte sue opere si trovano oggi in collezioni private, ma alcune sono conservate in importanti musei italiani e stranieri. Le sue immagini restano impresse nella memoria: sguardi che parlano, mani che sognano, pose che raccontano storie.

Guardare un quadro di Corcos significa fare un tuffo in un mondo elegante, sensuale e allo stesso tempo fragile. Un mondo in cui l’arte non è solo rappresentazione, ma anche stile di vita.

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