Andrea Mantegna scultore: la scoperta di Sant’Eufemia di Irsina
Tra i molti geni del rinascimento italiano, Andrea Mantegna diviene, grazie ad una scoperta del 2006 anche scultore.
Sino al 2003 sapevamo della sua genialità solo per grandi opere pittoriche. Con il restauro di una scultura custodita nella cattedrale di Irsina in provincia di Matera, e da un accurato studio della dott. Clara Gealo viene alla luce un tesoro sino ad oggi inedito La Statua di S. Eufemia opera giovanile scolpita da Andrea Mantegna.

Andrea Mantegna, Sant’Eufemia di Irsina
Andrea Mantegna scultore: la sorprendente scoperta di Sant’Eufemia di Irsina
Patrimonio di gran pregio, è una rarissima testimonianza dell’attività scultorea dell’artista rinascimentale, di cui parlano le fonti.
La fierezza e la dolcezza del suo sguardo danno la sensazione che il blocco in pietra di Nanto con cui è stata realizzata, si muova e prenda vita. La scultura di Sant’Eufemia di Irsina rappresenta la perfetta sintesi tra le novità rinascimentali e la compostezza classica che coesistono nell’arte del Mantegna.
Sant’Eufemia, la Grande Martire, nata da una famiglia cristiana a Calcedonia in Asia Minore, morì nel 303 martirizzata perché decisa a non rinunciare alla sua fede cristiana, durante l’ultima persecuzione dell’imperatore Diocleziano.
L’imponente statua a tutto tondo, scolpita e dipinta intorno al 1453 da Andrea Mantegna è alta m 1,72 e pesa c.a q. 3,50.
La studiosa ha riconosciuto nella scultura forti caratteri mantegneschi nell’accuratissimo panneggio e nella costruzione del volto classicheggiante, rapportabili alle tele del grande artista. Il confronto con la Santa Giustina del polittico di San Luca (ora a Brera), dipinto negli stessi anni, che mostra la Santa del tutto simile sia nell’impostazione che nei panneggi alla scultura lucana, ha aiutato la Gelao nell’attribuzione.
La storia del ritrovamento è avvincente, perché la scultura era lì, nella cappella dedicata alla patrona di Irsina, dal 1454 ma nessuno prima della Gelao aveva notato il fascino e la qualità della posa e della fattura. Né i parroci né i fedeli potevano immaginare che l’oggetto della loro devozione fosse uscito dalle mani di un’artista del Rinascimento.
La scultura fu ricollocata nel ‘700 nella bellissima cappella a lei intitolata, accanto all’altare maggiore, in fondo alla navata destra, rivestita di pregiatissimi marmi policromi, in una nicchia di marmo grigio che la distingue dallo sfondo multicolore.
In seguito alla sistemazione del XVIII secolo, la statua fu ridipinta nelle vesti e fu scalpellata nella parte superiore del capo, per consentire l’appoggio di una corona di argento, attualmente rimossa.
Rimasta nella nicchia dell’altare fino allo spostamento avvenuto nel 2006, quando è stata protagonista a Mantova della mostra per il V centenario della morte di Andrea Mantegna, oggi troneggia al centro della stessa cappella su un basamento ligneo, dove può essere ammirata in tutta la sua interezza.
La martire è raffigurata in piedi, come una statua classica, con la gamba destra lievemente avanzata, avvolta in un abito di color verde salvia e presenta sui polsi rossi una quadrettatura dorata; il vestito è accostato in vita e viene in parte celato dal bellissimo manto dorato, con un elegante panneggio dal quale si dipanano tre simmetriche e lisce pieghe che, poggiano sul basamento, lasciando intravedere i piedi e le calzature finemente scolpite. Uno sguardo più attento merita la clamide dorata che, partendo dal collo della Santa fino a stringersi in vita, cade morbidamente sul corpo, lasciando intuire l’anatomia, e si annoda elegantemente sul fianco sinistro. Sul manto, sopra il petto, è ancora ben visibile una fessura che doveva contenere una spada, forse d’argento, ormai perduta, simbolo di uno dei tanti martiri subiti.
La mano sinistra regge il modellino della città di Montepeloso, di cui si distinguono le mura di cinta e i tre colli su cui è poggiata; la mano destra, invece, è inserita nelle fauci del leone che le è accanto, causa del martirio della giovane Santa.
Il volto è lievemente ruotato verso destra e accenna un tenue e misterioso sorriso, lo sguardo è attento e le labbra dischiuse, che fanno appena intravedere i denti, dando l’impressione che la Santa sia in procinto di parlare, le conferiscono una estrema naturalezza.
La parte posteriore é scolpita con una cura e una minuzia di particolari straordinari. I capelli scendono morbidamente sulle spalle con estrema leggerezza. Il leone, fiero e imponente nella parte anteriore, si fa mansueto dietro, con la coda tra le zampe, come il più docile degli animali domestici.

Andrea Mantegna Sant’Eufemia di Irsina, dettaglio
Nel 2008 anche il museo del Louvre la accolta, tanto da ospitarla in occasione della bellissima mostra in onore del genio rinascimentale.
Nell’occasione della mostra di Parigi: Mantegna (22 settembre 2008-16 gennaio 2009)a cura di G. Agosti e D. Thiébaut ,Louvre, Hall Napoléon; il Comune di Irsina e L’Apt di Basilicata hanno commissionato la realizzazione di uno spot alla LogicFilm (www.logicfilm.com) dal titolo Irsina Parigi A/R di Antonio Rosano in cui si legge non solo la bellezza artistica ma il fascino visivo di un’opera rinascimentale che incanta lo spettatore contemporaneo.
Il regista ha saputo cogliere attraverso l’obbiettivo lo sguardo serio e fiero di una bellezza antica, sovrapponendo immagini che ci restituiscono il movimento del corpo e l’armonia delle vesti, la luce diretta e le immagini a 360° ci donano l’ideale del bello alla maniera classica, mentre il colore del legno, le pieghe della veste e il movimento dei capelli la introducono in un dinamismo reale in cui anche l’anima della santa ci regala un lieve e timido ad un’aepara una telecameranonostante ci sia il filtro della telecamerasorriso.
Con il video dunque raccogliamo emozioni e sensazioni uniche, ridà vita ad un’opera d’arte e ci offre in maniera incontaminata un capolavoro dell’arte italiana nonostante tra noi e la scultura ci sia una telecamera.
Articolo a cura di Adele Pelazza.
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