Guillaume Apollinaire: il poeta della modernità tra arte, parola e avanguardia

14/01/2026
Autore: Caterina Stringhetta
Tag: Novecento

Poeta, scrittore e critico d’arte, Guillaume Apollinaire è stato una delle figure più complesse e affascinanti della cultura europea del primo Novecento. Nato a Roma nel 1880 e morto a Parigi nel 1918, Apollinaire incarnò lo spirito inquieto di un’epoca in trasformazione, diventando uno degli interpreti più lucidi e visionari della modernità artistica.

Il suo vero nome, Wilhelm Albert Włodzimierz Apollinaris de Wąż-Kostrowicki, racconta già una storia fatta di incroci culturali, migrazioni e identità sfuggenti. Una condizione che segnerà profondamente la sua vita e il suo modo di guardare il mondo, sempre sospeso tra nostalgia e slancio verso il nuovo.

Picasso, Ritratto di Apollinaire (1913)

Picasso, Ritratto di Apollinaire (1913)

Guillaume Apollinaire: il poeta che ha insegnato alla modernità a parlare

Apollinaire visse Parigi nel momento in cui la città era il cuore pulsante dell’arte internazionale. Nei primi anni del Novecento seppe riconoscere e sostenere le nuove direzioni dell’arte, accompagnando con intelligenza critica la nascita delle avanguardie. Fu tra i primi a comprendere la portata rivoluzionaria del Cubismo e a intuire le potenzialità del Futurismo, sostenendo artisti come Picasso, Derain, Vlaminck e gli Italiens de Paris.

Il suo ruolo non fu mai marginale o passivo. Scrivendo sui giornali e fondando riviste come Les Soirées de Paris, Apollinaire contribuì a costruire il linguaggio critico necessario per leggere un’arte che stava rompendo definitivamente con il passato. Giorgio de Chirico lo celebrò come un eroe moderno, raffigurandolo in divisa militare su uno sfondo nero, simbolo di una vita spezzata tra due epoche. Alberto Savinio, invece, ne colse il lato malinconico, ritraendolo come un patrizio romano della decadenza.

Apollinaire e la poesia come spazio di sperimentazione

Prima ancora che critico, Apollinaire fu poeta.
La sua scrittura attraversò una profonda trasformazione, riflettendo le tensioni del tempo.
Con “Alcools”, pubblicato nel 1913, ruppe la linearità del racconto poetico, dissolvendo la sequenza temporale e creando immagini surreali, musicali e perturbanti. Sotto l’apparente ebbrezza stilistica si nascondono temi malinconici, sogni infranti e una sottile solitudine.

La sua poesia cercò un dialogo continuo con le arti visive, in un momento storico in cui velocità, simultaneità e dinamismo stavano cambiando il modo di percepire la realtà. La parola non bastava più da sola, doveva diventare immagine, ritmo, gesto.

Apollinaire; la guerra, le ferite e una nuova scrittura

Nel 1914 Apollinaire si arruolò volontario, convinto che la guerra fosse un grande spettacolo capace di accelerare la storia. L’esperienza del fronte, però, segnò profondamente il suo sguardo.
Ferito gravemente alla testa nel 1916, non tornò più a combattere e trovò nella poesia uno spazio di rifugio e riflessione.

I versi nati da quell’esperienza sono intrisi di pietà e consapevolezza, vicini per intensità a quelli di Ungaretti. La guerra aveva cancellato un mondo e imposto una nuova visione della realtà, più frammentata e crudele. Questo cambiamento trovò la sua forma definitiva nei Calligrammes, pubblicati poco prima della sua morte.

Calligrammes e l’invenzione della poesia visiva

Con i “Calligrammes” Apollinaire rivoluzionò il linguaggio poetico. Eliminò la punteggiatura, adottò il verso libero e trasformò le parole in immagini.
Le poesie assumono forme visive, diventano oggetti da guardare oltre che da leggere, anticipando concetti fondamentali dell’arte del Novecento come la riproducibilità dell’opera e la dinamicità del segno.

Pur richiamandosi a tradizioni antiche, queste opere rappresentano una risposta poetica all’era del cinema, della velocità e del movimento. In questo senso, Apollinaire pose le basi teoriche di ciò che diventerà l’arte cinetica, senza poterne vedere gli sviluppi.

Disegni, visioni e anticipazioni surrealiste di Apollinaire

Apollinaire non fu soltanto uomo di parole.
I suoi disegni, riscoperti e pubblicati solo di recente, rivelano un universo visivo sorprendente.
Caricature, animali fantastici, cavalieri erranti e corpi deformati popolano fogli a matita e acquerello, tracciando un immaginario onirico e grottesco che anticipa il Surrealismo.

Questo bestiario umano racconta una società in crisi, travolta da una modernità distorta che sfocia in nazionalismo, violenza e perdita dei valori. Lo sguardo di Apollinaire resta ironico e partecipe, mai distaccato, profondamente innamorato dell’umanità nella sua fragile complessità.

Calligramma Guillaume Apollinaire Calligram Visee

Calligramma di Guillaume Apollinaire, Calligram Visee

Guillaume Apollinaire morì a Parigi nel 1918, pochi giorni dopo la fine della Grande Guerra, vittima dell’influenza spagnola. La sua eredità, però, continua a vivere nella poesia, nell’arte e nel modo stesso in cui pensiamo il rapporto tra parola e immagine.

Apollinaire non si limitò a raccontare la modernità, ma la inventò, un verso alla volta.

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